Fuga in Europa, di Stephen Smith

Fuga in Europa – La giovane Africa verso il vecchio continente è un libro di Stephen Smith, Saggio Fuga in Europa di Stephen Smithuscito in Italia per Giulio Einaudi Editore nel 2018. Basandosi su analisi statistiche, ma anche su considerazioni di tipo storico, economico e sociologico, l’autore affronta la questione delle migrazioni di massa che partono dall’Africa, soprattutto sub-sahariana e, attraversato il Mar Mediterraneo, arrivano in Europa. E lo fa in modo imparziale, come scrive nella prefazione: “Non è mio intento, in questa sede, esasperare ulteriormente tale dibattito, bensì fornire elementi di informazione che costituiscano una base fattuale sulla quale ognuno potrà innalzare la propria tribuna politica.”

Il punto di forza del libro: è l’attenzione alle fonti da cui Smith è partito. Pur senza dimenticare che si sta parlando di persone e la perdita di anche solo una di loro è una tragedia, l’autore mette a confronto dati puntuali, come il rischio per un migrante, in percentuale, di annegare nel Mediterraneo e quello di una madre del Sud Sudan di morire di parto nel suo Paese, offrendo al lettore le basi per farsi una propria idea, lontano sia dalle cassandre che paventano l’invasione dei “nuovi barbari“, sia dalla “politica della pietà“, che fallisce miseramente.

Con un taglio scientifico, ma affrontabile anche da chi non ha competenze specifiche in materia, analizza ad esempio le “trappole demografiche“, sia quella della “alta fertilità – bassi redditi”, per cui un numero elevato di figli riduce le risorse disponibili per garantire il benessere di ciascuno, sia quella del “figlio unico”, adottata in Cina dal 1965 al 2015, che “premia” in termini di distribuzione delle risorse nel breve periodo, ma diventa un problema nel lungo, data l’insufficienza di “popolazione attiva” per sostituire chi va in pensione o per sostenere gli “inattivi”.

Numeri alla mano, scardina anche il mito che le “giovani braccia” e i “giovani cervelli” africani siano necessari per finanziare il sistema pensionistico di un’Europa che invecchia velocemente, e al contempo pone l’accento sulla futura “mancanza di adulti” che, in questo modo, impedirà all’Africa di “crescere economicamente”.

 Perché è un libro da leggere: perché, riportando quanto affermato da Max Weber, Stephen Smith spinge ognuno di noi a farsi una propria opinione, non dimenticando l’etica della responsabilità, che ci obbliga a considerarci responsabili di tutte le conseguenze prevedibili dei nostri atti, di quelle immediate ma anche di quelle future, al di là del narcisismo morale. E perché la conoscenza è la base della libertà, fisica, ma soprattutto mentale.

Genere: saggio

Sperando che il mondo mi chiami, di Mariafrancesca Venturo

Prendendo in mano distrattamente il romanzo di Mariafrancesca Venturo si rischia diSperando che il mondo mi chiami di Mariafrancesca Venturo rimetterlo sullo scaffale senza nemmeno leggere il risvolto di copertina. Eppure Sperando che il mondo mi chiami è un buon titolo, e se l’Editore Longanesi ha deciso di dare fiducia ad una maestra semi sconosciuta, un motivo ci deve pur essere. Si rigira il libro tra le mani, se ne soppesa il numero di pagine: sarà quel gelato troppo grande e troppo posticcio tra le mani della ragazza col cappottino rosso, o forse quello stesso cappottino rosso, decisamente inflazionato, ma guardando il libro qualcosa stona ed è un peccato. Perché in realtà Sperando che il mondo mi chiami è una splendida scoperta, ancora più sorprendente se consideriamo che la trama è semplice, all’apparenza banale. Carolina Altieri vive a Roma ed è una maestra supplente, sempre pronta ad accettare sostituzioni anche brevissime, nel tentativo di arrivare a maturare un punteggio sufficiente per aspirare ad un incarico annuale o, ancora meglio, ad una docenza a tempo indeterminato. Intorno a lei ruotano le storie di amici e familiari, di un collega dalle mille risorse e di un fidanzato milanese, di un dirigente dispotico e di una nonna molto saggia. E, su tutto, le storie personali di alunni a cui Carolina insegna anche solo per un paio di giorni, ma a cui non può non affezionarsi.

Il punto di forza del libro: è lo stile fresco, originale, pulito della Venturo, che sviluppa un monologo interiore chiaro e avvincente, in cui il lettore può riconoscersi, fosse solo con riguardo ai divertenti rapporti familiari. Anche i personaggi di Sperando che il mondo mi chiami sono ben caratterizzati e danno vivacità a una storia che parte in sordina, per rivelarsi poi brillante e molto piacevole.

Perché è un libro da leggere: perché Mariafrancesca Venturo è una giovane scrittrice italiana da seguire, sperando che abbia già una nuova storia da raccontarci. E perché Carolina Altieri è un personaggio positivo, ricco di quella passione e purezza che vorremmo ritrovare in ogni insegnante. E anche perché di maestre come Carolina Altieri ce ne sono molte di più di quante si possa immaginare, ed è necessario parlare di loro, per non dimenticarci che sono il primo, fondamentale, ingranaggio di un sistema educativo che forma, culturalmente ma anche eticamente, le donne e gli uomini di domani.

Genere: romanzo d’amore

Il segreto della memoria, di Boris Nikolai Konrad

Il segreto della memoria – Come allenare il nostro cervello a ricordare tutto ciò che ci serveLibro Il segreto della memoria di Boris Nikolai Konrad non è, come può sembrare a prima vista, solo un manuale di trucchi e segreti per migliorare la memoria. L’autore, Boris Nikolai Konrad, è certamente un esperto di questi metodi, avendo vinto in più occasioni i Campionati Mondiali di Memoria, ma è prima di tutto un neuroscienziato (con pure una laurea in fisica). Ne Il segreto della memoria, uscito in Italia per Garzanti nel 2018, troverete quindi sia tecniche di allenamento mnemonico, sia una rassegna di ricerche, esperienze ed esempi su come funziona il nostro cervello, dagli studi di Pavlov al caso del paziente HM, dal mondegreen ai flashback.

Il punto di forza del libro: l’autorevolezza di Konrad gioca certamente il suo ruolo nella scelta di comprare Il segreto della memoria. Del resto, saper memorizzare in 15 minuti le facce e i nomi di 215 persone è la prova più evidente che l’autore conosce la materia. In più, il campione tedesco ha uno stile facile e divertente, riuscendo a rendere comprensibili anche gli argomenti e i termini più tecnici. Le simpatiche illustrazioni di Selma Koopman completano il quadro, facilitando qualche spiegazione o fornendo la base per proporre un test al lettore.

Perché è un libro da leggere: perché affronta un tema complesso, come il funzionamento del cervello, dell’intelligenza e della memoria, in modo discorsivo e piacevole. E perché Konrad è uno dei massimi “esperti della memoria”, pur dimostrando, risonanza magnetica nucleare alla mano, di avere un cervello decisamente normale e quindi aprendo a tutti la possibilità di migliorare le proprie abilità mnestiche. E infine perché, se la cultura è ciò che rimane dopo che abbiamo dimenticato tutto il resto, imparare a ricordare è di sicuro una scelta intelligente.

Genere: saggio

Lungo la Pedemontana, di Paolo Malaguti

Lungo la Pedemontana. In giro lento tra storia, paesaggio veneto e fantasie è un libro diLungo la Pedemontana, di Paolo Malaguti Paolo Malaguti, padovano trapiantato nella provincia di Treviso e già apprezzato autore della storia veneta con romanzi quali La reliquia di Costantinopoli (finalista al Premio Strega nel 2016). In questo saggio, Malaguti parte da un fatto recentissimo, addirittura ancora in essere, quale la costruzione della superstrada Pedemontana Veneta, e lo intreccia con i ricordi della sua infanzia, con le parole di Zanzotto, Meneghello, Rigoni Stern e Piovene, nonché con i racconti di chi vive a ridosso del tanto discusso cantiere. In sella a un bicicletta, pianificando sei tappe, l’autore prova a percorrere il tracciato di questa nuova arteria di traffico, costeggiando il più possibile gli scavi, andando fin sul ciglio dei muri di contenimento, come si faceva da piccoli, di fronte alle fondamenta fresche della villetta in costruzione nel campo davanti a casa. Uscito nel 2018 per Marsilio Editori, Lungo la Pedemontana fornisce una inedita chiave di lettura della “grande opera”, ancora incompiuta, ma che ha ormai segnato per sempre il territorio: la superstrada si inserisce, nell’interpretazione dell’autore, nella concezione che i veneti hanno del lavoro e della vita e si giustifica proprio nel sentimento che essi provano verso il loro territorio.

Il punto di forza del libro: il motivo per leggere Lungo la Pedemontana si trova nelle parole stesse dell’autore. Malaguti afferma che, nelle opere di Meneghello “il dubbio sull’effettiva bontà del cambiamento è espresso con delicatezza”. Medesima delicatezza usata dallo scrittore padovano, che nel suo libro non accusa né assolve, ma semplicemente cerca di capire in quale substrato sociale, economico e pure linguistico questo imponente cantiere è riuscito ad insediarsi, senza suscitare nemmeno troppe resistenze.

Perché è un libro da leggere: perché il racconto, piacevolmente divertente e scanzonato, è oltremodo carico di spunti e rimandi letterari, che arricchiscono quasi inconsapevolmente il lettore; e soprattutto perché fa riflettere, invitando a non fermarsi a una prona accettazione, ma nemmeno a un riottoso rifiuto del cambiamento.

Genere: saggio (autobiografia)

Vox, di Christina Dalcher

Vox è il romanzo d’esordio di Christina Dalcher, una sorta di diario fittizio su unRomanzo Vox di Christina Dalcher agghiacciante futuro distopico. Uscito in Italia nel 2018 per la casa editrice Nord, il libro si basa su un’idea semplice e spiazzante: negli Stati Uniti una nuova legge impone alle donne, fin dalla nascita, di portare un braccialetto al polso che conti il numero di parole che ognuna pronuncia in una giornata, emettendo poi una forte scarica elettrica al raggiungimento della centesima parola. Così ogni donna smette di parlare, ma anche di lavorare, di uscire, di vivere; le bambine non solo non imparano a parlare, ma nemmeno a leggere e a scrivere, condannate a una vita da schiave, ovviamente mute, degli uomini. Così è per la dottoressa Jean McClellan e per sua figlia Sonia, cristallizzate in un presente silenzioso destinato a peggiorare. Ma Jean è un’esperta in disturbi del linguaggio  e quando le sue competenze scientifiche vengono richieste dal Presidente, si profila l’opportunità di fare qualcosa per cambiare il proprio destino e quello di tutte le donne americane.

Il punto di forza del libro: è l’idea su cui si basa, talmente assurda e terrificante da far sorgere il dubbio che, un giorno, qualcuno potrebbe trovarla ragionevole. Il romanzo in realtà è poi un po’ debole in alcuni punti, soprattutto nelle ultime pagine, dove l’autrice usa un artificio per non dilungarsi a raccontare i singoli avvenimenti che portano al finale. Finale che è anche troppo semplicistico e buonista, un finale che accontenta un po’ tutti e forse scontenta quei lettori che avrebbero voluto qualche capitolo e molta azione in più.

Perché è un libro da leggere: perché fa riflettere su disuguaglianza e sopraffazione, concetti che devono essere accuratamente eliminati da ogni ambito umano, partendo da quello sociale e passando per l’economico e il politico. Perché è un “primo romanzo” e merita la comprensione tributata a chi compie un’opera importante, anche se non perfetta. E infine perché parla di futuro, e sta ad ognuno di noi costruirlo su fondamenta solide fatte di parità, rispetto e dignità.

Genere: romanzo giallo (distopico)

Come è profondo il mare, di Nicolò Carnimeo

La plastica ha migliorato e allungato la nostra vita: con la plastica si produconoCome è profondo il mare, libro inchiesta sull'inquinamento da plastica, di Nicolò Carnimeo cannule per flebo e contenitori per conservare cibi e bevande al riparo da contaminazioni, si progettano auto e aerei più sicuri, si rendono democratici e alla portata di tutti numerosissimi prodotti, dai vestiti all’arredamento. Ma il rifiuto di plastica ci sta lentamente uccidendo, e lo fa, prima di tutto, soffocando gli oceani. Questo racconta, con lucida precisione, Nicolò Carnimeo in Come è profondo il mare – La plastica, il mercurio, il tritolo e il pesce che mangiamo, libro-inchiesta del 2014, pubblicato dall’editore Chiarelettere.
Carnimeo, scrittore ma anche docente universitario, raccoglie dati e testimonianze, dimostrando quanto il mare, che ci è sempre apparso così lontano, così “altro” da noi e dalle nostre vite ormai diventate terrestri, sia al collasso, riempito di rifiuti che si è preferito dimenticare, sperando che non tornassero mai a riva. Rifiuti che invece tornano, o direttamente, come le paperelle di plastica o le scarpe da ginnastica di cui scrive nella Prima Parte del testo, o attraverso la catena alimentare, come il pesce velenoso, protagonista della Seconda Parte e dell’Appendice.

Il punto di forza del libro: è proprio il tema trattato, o meglio i tre temi: il rifiuto di plastica, la presenza di carichi di tritolo e iprite nascosti in mare e la contaminazione del pesce a causa di mercurio e altre sostanze altamente tossiche. Tre temi che l’autore non solo affronta con la necessaria cognizione di causa, ma soprattutto usando uno stile chiaro e pacato, supportato dalle parole dei testimoni dello scempio del mare. Non servono toni apocalittici per narrare una realtà che tutti possono vedere e conoscere, anche senza arrivare al famigerato Great Pacific Garbage Patch. Basta frequentare una spiaggia libera sulle coste italiane, inoltrarsi per un bosco che non sia un “parco giochi” pettinato ad arte, passeggiare su una strada di campagna fuori dalle rotte della nettezza urbana municipale: troveremo ogni tipo di oggetto di plastica, da quelli usa-e-getta, come bicchieri e cucchiaini, bottigliette e shopper, a quelli diventati immondizia perché rotti, vecchi, inutilizzati.

Perché è un libro da leggere: perché è essenziale rallentare nel consumo di plastica, rendendosi conto che questo materiale, così versatile e dagli indubbi benefici, sta diventando una maledizione a causa l’inquinamento che produce. Bisogna conoscere per cambiare, e il libro di Nicolò Carnimeo è perfetto per iniziare a documentarsi e a capire. Il riciclo della plastica già prodotta, la creazione di materiali sostitutivi, l’utilizzo di materie prime diverse e compatibili con uno sviluppo sostenibile: le possibilità di salvare il mare, e noi stessi, sono numerose, l’importante è cominciare. Ciò che forse manca è una visione macro del problema: da più parti si continua a ripetere che tanti piccoli sforzi individuali possono portare un grande risultato. Che sia vero o meno, ai “piccoli sforzi” deve essere aggiunto un ulteriore impegno, a livello nazionale se non mondiale, sotto forma di leggi, divieti e incentivi, per raggiungere obiettivi ancora maggiori e in minor tempo.

Potete trovare post e articoli di Nicolò Carnimeo sul suo blog su Il Fatto Quotidiano.it.

Genere: saggio

Esercizi di memoria, di Andrea Camilleri

Dopo aver legato indissolubilmente il suo nome a quello di Salvo Montalbano, AndreaRaccolta di racconti di Camilleri, Esercizi di memoria Camilleri ci sorprende con Esercizi di memoria, una serie di storie raccolte da Isabella Dessalvi “sotto dettatura” dell’autore siciliano e, per tale motivo, scritte in italiano. E in un italiano così scorrevole, forte di una limpida ironia e di una quasi inconsapevole ricercatezza, da non far rimpiangere né il dialetto vigatese, né il famoso commissario.
Uscito per Rizzoli nel 2017, Esercizi di memoria si compone di 23 racconti, uno per ogni giorno delle vacanze agostane di Camilleri, mescolando le ceneri di Pirandello con l’isola di Eduardo De Filippo, uno zio coraggioso e una controversa spia maltese, un misterioso dramma surrealista e un tuffo “portafortuna”.

Il punto di forza del libro: è l’utilizzo perfetto che Camilleri fa delle parole, inanellate come perle nella collana del raccontare, e intervallate, per cinque volte (o sei, se si considera anche la copertina), dalle originali, e inedite, illustrazioni di Gipi, Alessandro Gottardo, Lorenzo Mattotti, Tullio Pericoli, Guido Scarabottolo e Olimpia Zagnoli.
Il risultato ricrea immagini vivide e reali, pezzi di mondo e di storia, sequenze di vita.

Perché è un libro da leggere: perché, pur se citato, non racconta del Commissario Montalbano, regalandoci un Andrea Camilleri inedito ai più; perché è scritto in un italiano splendido, frutto certamente delle capacità della “trascrittrice”, ma in primis della cristallina dialettica dell’autore. E perché dipinge un’Italia scomparsa, divorata, nel bene e nel male, dalla modernità e dal progresso.