In viaggio con gli dei – Guida mitologica della Grecia, di Giulio Guidorizzi e Silvia Romani – 256 pagine

Si può dire che, rispetto ad altri libri, “In viaggio con gli dei – Guida mitologica della Grecia”, parta avvantaggiato, come un atleta a cui, nella gara di corsa allo stadio di Olimpia, fosse stato concesso di posizionarsi 100 metri più avanti, senza incorrere in multe e nell’ignominia di vedersi dedicare uno degli “Zanes” in bronzo.

Parlare infatti della Grecia e intrecciare le impressionanti rovine di oggi con i miti che alle stesse hanno dato loro vita, non può che conquistare il lettore, che in questo libro trova non solo una guida, ma un racconto, o meglio una serie di racconti, che vanno da Omero a Pausania, da Byron a Schliemann, da Creta a Efira, passando per Micene, Corinto ed Epidauro.

Edito nel 2019 per Raffaello Cortina Editore, “In viaggio con gli dei – Guida mitologica della Grecia” è un libro essenziale per chi ama la Grecia, soprattutto per chi pensa di conoscerla già. 

Il punto di forza del libro: se la storia e la geografia greche sono un vantaggio, non sono però il punto di forza, che è, invece, la capacità di Giulio Guidorizzi e di Silvia Romani di mescolarle in modo eccezionale.

L’indiscussa competenza accademica dei due autori trova la giusta chiave di narrazione attraverso un linguaggio moderno, un’ironia leggera, nonché i chiarificanti disegni di Michele Tranquillini.

Perché leggere “In viaggio con gli dei – Guida mitologica della Grecia”: non solo perché è interessante, ma perché è scritto bene; non solo perché è coinvolgente, ma perché è anche utile; non solo perché parla di Grecia, ma perché parla di noi, popoli del Mediterraneo, che da questa penisola e da questa manciata di isole meravigliose in qualche modo deriviamo, anche solo culturalmente. In fondo, una battuta di un film recita: “Esistono solo due categorie di persone: i greci e tutti quelli che vorrebbero esserlo.

Genere: saggio (guida)

L’amore a due passi, di Catena Fiorello – pag. 300

È l’estate del 2010 e Roma è torrida e vuota. Orlando e Marilena, entrambi vedovi L'amore a due passi, di Catena Fiorello, su una spiaggia del Salentoe con i figli grandi e lontani, abitano a un paio di pianerottoli di distanza, mantenendo una cortese distanza nata quando ancora erano in vita i rispettivi coniugi. Eppure Orlando, da un po’ di tempo, sente un piacevole trasporto per la non più giovane ma ancora affascinante vicina. Un allarme impazzito, una nuora inglese, un’amica traditrice e un volantino accattivante saranno i semi da cui nascerà l’idea di trascorrere insieme una vacanza in Salento, scoprendo una terra meravigliosa e riscoprendo sentimenti che non hanno età.

Uscito nel 2016 per la Giunti Editore, il romanzo L’amore a due passi è anche una originale guida per conoscere le meraviglie della parte più meridionale della Puglia (dotato pure di cartina geografica in ultima pagina).

Il punto di forza del libro: la copertina, con due sdraio e il mare sullo sfondo, ben esprime la leggerezza del libro: un romanzo semplice, scritto in maniera fluida, leggibile, con frequenti cambi di punto di vista, da Orlando a Marilena, passando anche per altri personaggi secondari. Ma il vero punto di forza del libro è l’ambientazione, il Salento, che incanta con il suo barocco, le sue spiagge, gli ulivi antropomorfi, la luce abbacinante.

Perché L’amore a due passi è un libro da leggere: perché è un libro piacevole, senza la pretesa di essere per forza originale o spiazzante. Perché dopo tanti “young adult” e “new adult”, ci sta pure un libro che parli di “adult” e basta. Perché è scritto da un’autrice italiana, con un proprio stile ben riconoscibile. E perché racconta, con l’amore e lo stupore che ogni italiano dovrebbe avere, di luoghi meravigliosi della nostra Penisola.

L’amore a due passi un compagno ideale da portare sotto l’ombrellone, soprattutto se andate in Salento! 

https://www.facebook.com/viaggiareinpuglia.it/

Genere: romanzo d’amore

L’attraversaspecchi – Fidanzati dell’inverno, di Christelle Dabos – pag. 504

Con “Fidanzati dell’inverno”, romanzo uscito in Italia nel 2018 per la Edizioni e/o, e primo libro della serie fantasy – romantica “L’attraversaspecchi”, Christelle Dabos dà vita non solo a mondi nuovi e originali, ma soprattutto a personaggi complessi e affascinanti. La storia inizia sull’accogliente Anima, una delle ventuno Arche in cui, in un passato imprecisato, il mondo è stato diviso. Qui vive Ofelia, una giovane con due poteri molto speciali, “leggere” il passato degli oggetti che tocca e usare gli specchi come “porte” per spostarsi da un posto all’altro. Ma nel tempo di una manciata di capitoli, il racconto si sposta su un’altra Arca, gelida e coperta di ghiaccio, il Polo, perché Ofelia è stata promessa in sposa a Thorn, Intendente di Città-cielo. Un matrimonio combinato che risponde a logiche di potere di cui Ofelia è all’oscuro e che la ragazza comprenderà a poco a poco, imparando anche a conoscere il suo fidanzato e la famiglia da cui proviene.

Il punto di forza del libro: nonostante il libro poggi su una struttura solida, con ambientazioni fantastiche ma al contempo facili da capire e da ricordare (diversamente da altri libri di fantasy, tanto osannati ma altrettanto faticosi e contorti), l’aspetto più accattivante del libro è certamente la caratterizzazione dei personaggi. L’impacciata Ofelia, il freddo Thorn, ma anche l’ambiguo Archibald e la tormentata Berenilde: ognuno di essi ha una personalità che si svela a poco a poco, attirando e respingendo il lettore con gesti generosi e bassezze, lampi di genio e stupidi errori. La Dabos riesce magnificamente nell’intento di creare persone più che personaggi, che paiono maturare con lo scorrere delle pagine.

Perché “Fidanzati dell’inverno” è un libro da leggere: perché le Arche, le Città, le Famiglie inventate dall’autrice sono veramente ben delineate e originali, non avendo nulla da invidiare ad altri mondi fantastici più conosciuti; ma anche perché è una storia d’amore, o almeno questo è quello che garantisce la quarta di copertina, consolando gli “orfani” di Twilight. E anche perché è una saga che, solo vedendo la consistenza del primo libro, promette di tenere compagnia al lettore per almeno 2.000 pagine.

Gli altri tre romanzi della serie L’ Attraversaspecchi sono:
– Gli scomparsi di Chiardiluna;
– La memoria di Babel;
– Echi in tempesta.

Genere: fantasy

Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey, di Mary Ann Shaffer e Annie Barrows – pag. 283

Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey è uscito in Italia prima per Sonzogno (con il titolo La Società Letteraria di Guernsey) e poi, nel 2017, per la Astoria Edizioni, che ha voluto tradurre letteralmente il titolo dall’inglese. E il titolo, per quanto originale, non è forse un punto di forza per consigliare questo libro agli amici durante una telefonata.

Altrettanto originale è la struttura del romanzo, uno scambio epistolare tra Juliet Ashton, giovane scrittrice che vive a Londra, il suo editore, Sidney Stark, e alcuni abitanti dell’isola di Guernsey, una delle Isole del Canale, sulla Manica.

Siamo nel 1946 e Juliet ha appena pubblicato una raccolta degli articoli satirici scritti per la rivista Spectator durante la guerra. Mentre sta cercando l’ispirazione per un nuovo libro, riceve una lettera da Dawsey Adams, un abitante di Guernsey, il quale ha comprato, di seconda mano, un libro che lei aveva venduto. Dalla corrispondenza con Dawsey prima, e con altri isolani dopo, Juliet scopre l’esistenza del “club del libro e della torta di bucce di patata”, ma soprattutto del difficile periodo trascorso sotto l’occupazione nazista.

Il punto di forza del libro: la struttura di romanzo epistolare di solito divide i lettori. E infatti inizialmente è necessario avere pazienza per ricomporre su un unico piano narrativo tutti gli accenni, i nomi, i riferimenti contenuti nelle lettere. Del resto, lettere con troppe spiegazioni suonerebbero poco realistiche e la magia che rende vivo un romanzo si dissolverebbe.

Quindi Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey non è subito emozionante come si vorrebbe, ma lo diventa poco per volta, arrivando però a coinvolgere il lettore, che non può non sorridere su alcune pagine e, anche, versare qualche lacrima.

Si potrebbe dire quindi che il punto di forza del libro è la sua originalità, che non lo rende facile, ma di sicuro interessante.

Perché leggere Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey: perché è, indirettamente, ambientato nella Seconda Guerra Mondiale, di cui parla con il rispetto che meritano sia i vincitori che i vinti; e perché racconta esempi di solidarietà e di sacrificio in modo lieve e quotidiano, ricordando che tutti possono essere eroi, tutti i giorni.

Genere: romanzo epistolare (d’amore/storico)

Questione di Costanza, di Alessia Gazzola – pag. 335

Che ad Alessia Gazzola piaccia scrivere di dottori è comprensibile, vista la sua laurea in Medicina. Che poi le riesca bene è risaputo, dopo il successo, letterario e televisivo, dei libri de L’ Allieva, da cui è stata tratta, appunto, la serie TV omonima, con Alessandra Mastronardi e Lino Guanciale.

Qui la storia si sposta a Verona (dove vive anche la Gazzola) e vede protagonista Costanza Macallè, giovane medico con una specializzazione in Anatomia Patologica in tasca e una figlia a carico.

Costanza, pur di lavorare, accetta un assegno di ricerca in Paleopatologia e,  partita da Messina, arriva nella città scaligera convinta di fermarsi il meno possibile, giusto il tempo che Carrie, una broker inglese, le trovi una casa e un impiego in Gran Bretagna.

Ma le occasioni dall’Inghilterra scarseggiano e Costanza inizia a pensare sempre più insistentemente a una persona che credeva ormai di aver rimosso dalla propria vita e dai propri ricordi.

Questione di Costanza è il primo libro di una nuova serie, uscito nel 2019 per Longanesi.

Il punto di forza del libro: trattare un argomento che si conosce bene è sicuramente un vantaggio, ma bisogna anche essere dei bravi narratori per costruire una storia che meriti di essere letta. La Gazzola è di certo una valente autrice, e il risultato è un libro leggero, frizzante, adatto per ritagliarsi un momento di svago. In più,  i personaggi sono ben caratterizzati, con pregi e difetti, che li rendono umani e verosimili.

Perché è un libro da leggere: perché l’ambiente medico non perde mai il suo fascino, da Patricia Cornwell in poi (senza contare le innumerevoli serie televisive!); perché la storia scorre via facilmente, con dialoghi divertenti e una trama accattivante. E perché le scrittrici italiane sono sempre da leggere, soprattutto quando alle spalle hanno una preparazione impeccabile.

Genere: romanzo d’amore

Basta plastica, di Martin Dorey – pag. 140

Basta plastica – Cosa possiamo fare per fare davvero la differenza è un libro facile e veloce da leggere, scritto con lo scopo di sostenere una filosofia altrettanto semplice, da capire e da applicare: la #soluzionein2minuti. Martin Dorey è uno scrittore e un surfista, ma soprattutto è il fondatore di Beach Clean Network, nonché del movimento #2minutebeachclean (su Facebook e Instagram), progetto nato con l’intento di spronare chiunque metta piede su una spiaggia a raccogliere i rifiuti che vede (ma per solo due minuti). Se tutti lo facessero, non solo la raccolta dei rifiuti aumenterebbe esponenzialmente, ma, soprattutto, si diffonderebbe l’idea che per la plastica, come per molte delle risorse del nostro pianeta, l’approccio deve essere sempre più quello del “Riduco – Riuso – Riciclo“.

Il libro è edito in Italia da Aboca S.p.A. e, oltre a una utile serie di utili “soluzioni in 2 minuti”, propone anche una check-list di azioni da mettere in pratica, trenta consigli sensati e concreti per iniziare subito a proteggere l’ambiente.

Il punto di forza del libro: è la sua semplicità, che lo rende praticamente inattaccabile anche dai più fanatici dell’ “usa-e-getta”. Dorey ricorda l’inutilità della “fast-fashion” (peraltro orribile), la pericolosità delle cannucce, l’assurdità delle borsette di plastica. Ma bacchetta anche consumi più stupidi ed inutili, che vediamo tutti i giorni, a partire dagli astucci di scuola dei bambini, zeppi di evidenziatori e penne biro (ma guai a suggerire ad una maestra di usare una penna stilografica per scrivere e una matita per sottolineare!).

Perché è un libro da leggere: perché è saggio, ma non pedante; perché è basato su ricerche e dati, ma esposti con una grafica divertente; perché presenta un problema enorme, ma non permette che questa dimensione sia una scusa per non fare nulla. E perché ci sprona a usare intelligenza e umiltà, non necessariamente in quest’ordine.

Genere: saggio

La felicità del cactus, di Sarah Haywood – pag. 359

La felicità del cactus (titolo che, pur richiamando quello originale, “The cactus”, in italiano suona orribile) è il primo romanzo di Sarah Haywood, uscito in Italia nel 2018 per Feltrinelli. Protagonista è Susan Green, tranquilla quarantacinquenne con un impiego pubblico, un appartamento a Londra, una madre a Birmingham che vede poco e un fratello che vorrebbe non rivedere mai più. La sua vita è serena e prevedibile, perfettamente organizzata e soddisfacente, almeno finché qualcosa non inizia ad andare storto. Tentando di ignorare alcuni cambiamenti e di combatterne degli altri, Susan dovrà lei per prima cambiare, mantenendo sì le sue spine, come i cactus che tanto ama, ma imparando anche a fiorire.

Il punto di forza del libro. Il punto di forza di La felicità del cactus è anche l’aspetto che si è attirato qualche critica. Susan infatti può apparire antipatica, fuori dal mondo, addirittura irreale per il fatto di non usare i social network, di non voler familiarizzare con i colleghi di lavoro e, soprattutto, di essere estremamente gelosa della sua privacy. Posto che persone come Susan esistono veramente (chiunque ne conosce almeno una), è proprio questo suo essere particolare che ne fa un personaggio originale e interessante. La Haywood ha quindi creato una protagonista autentica, che evolve in modo credibile nel corso del romanzo e, proprio per questo, sa farsi apprezzare dal lettore, pur con le sue buffe idee sulla moda o sui rapporti interpersonali.

Perché è un libro da leggere: perché La felicità del cactus è scritto in maniera fluida e scorrevole, ed è divertente seguire le vicende di Susan, avanti e indietro tra Londra e Birmingham, mentre tenta di venire a capo degli imprevisti, anche molto piacevoli, che le sono capitati. E perché bisognerebbe imparare da Susan, ad esempio a usare di più la razionalità, invece di ragionare solo “di pancia”, e magari anche a infischiarsene di quello che pensano gli altri di noi e soprattutto a dedicare più tempo alla vita reale.

Genere: romanzo d’amore

Fuga in Europa, di Stephen Smith

Fuga in Europa – La giovane Africa verso il vecchio continente è un libro di Stephen Smith, Saggio Fuga in Europa di Stephen Smithuscito in Italia per Giulio Einaudi Editore nel 2018. Basandosi su analisi statistiche, ma anche su considerazioni di tipo storico, economico e sociologico, l’autore affronta la questione delle migrazioni di massa che partono dall’Africa, soprattutto sub-sahariana e, attraversato il Mar Mediterraneo, arrivano in Europa. E lo fa in modo imparziale, come scrive nella prefazione: “Non è mio intento, in questa sede, esasperare ulteriormente tale dibattito, bensì fornire elementi di informazione che costituiscano una base fattuale sulla quale ognuno potrà innalzare la propria tribuna politica.”

Il punto di forza del libro: è l’attenzione alle fonti da cui Smith è partito. Pur senza dimenticare che si sta parlando di persone e la perdita di anche solo una di loro è una tragedia, l’autore mette a confronto dati puntuali, come il rischio per un migrante, in percentuale, di annegare nel Mediterraneo e quello di una madre del Sud Sudan di morire di parto nel suo Paese, offrendo al lettore le basi per farsi una propria idea, lontano sia dalle cassandre che paventano l’invasione dei “nuovi barbari“, sia dalla “politica della pietà“, che fallisce miseramente.

Con un taglio scientifico, ma affrontabile anche da chi non ha competenze specifiche in materia, analizza ad esempio le “trappole demografiche“, sia quella della “alta fertilità – bassi redditi”, per cui un numero elevato di figli riduce le risorse disponibili per garantire il benessere di ciascuno, sia quella del “figlio unico”, adottata in Cina dal 1965 al 2015, che “premia” in termini di distribuzione delle risorse nel breve periodo, ma diventa un problema nel lungo, data l’insufficienza di “popolazione attiva” per sostituire chi va in pensione o per sostenere gli “inattivi”.

Numeri alla mano, scardina anche il mito che le “giovani braccia” e i “giovani cervelli” africani siano necessari per finanziare il sistema pensionistico di un’Europa che invecchia velocemente, e al contempo pone l’accento sulla futura “mancanza di adulti” che, in questo modo, impedirà all’Africa di “crescere economicamente”.

 Perché è un libro da leggere: perché, riportando quanto affermato da Max Weber, Stephen Smith spinge ognuno di noi a farsi una propria opinione, non dimenticando l’etica della responsabilità, che ci obbliga a considerarci responsabili di tutte le conseguenze prevedibili dei nostri atti, di quelle immediate ma anche di quelle future, al di là del narcisismo morale. E perché la conoscenza è la base della libertà, fisica, ma soprattutto mentale.

Genere: saggio

Sperando che il mondo mi chiami, di Mariafrancesca Venturo

Prendendo in mano distrattamente il romanzo di Mariafrancesca Venturo si rischia diSperando che il mondo mi chiami di Mariafrancesca Venturo rimetterlo sullo scaffale senza nemmeno leggere il risvolto di copertina. Eppure Sperando che il mondo mi chiami è un buon titolo, e se l’Editore Longanesi ha deciso di dare fiducia ad una maestra semi sconosciuta, un motivo ci deve pur essere. Si rigira il libro tra le mani, se ne soppesa il numero di pagine: sarà quel gelato troppo grande e troppo posticcio tra le mani della ragazza col cappottino rosso, o forse quello stesso cappottino rosso, decisamente inflazionato, ma guardando il libro qualcosa stona ed è un peccato. Perché in realtà Sperando che il mondo mi chiami è una splendida scoperta, ancora più sorprendente se consideriamo che la trama è semplice, all’apparenza banale. Carolina Altieri vive a Roma ed è una maestra supplente, sempre pronta ad accettare sostituzioni anche brevissime, nel tentativo di arrivare a maturare un punteggio sufficiente per aspirare ad un incarico annuale o, ancora meglio, ad una docenza a tempo indeterminato. Intorno a lei ruotano le storie di amici e familiari, di un collega dalle mille risorse e di un fidanzato milanese, di un dirigente dispotico e di una nonna molto saggia. E, su tutto, le storie personali di alunni a cui Carolina insegna anche solo per un paio di giorni, ma a cui non può non affezionarsi.

Il punto di forza del libro: è lo stile fresco, originale, pulito della Venturo, che sviluppa un monologo interiore chiaro e avvincente, in cui il lettore può riconoscersi, fosse solo con riguardo ai divertenti rapporti familiari. Anche i personaggi di Sperando che il mondo mi chiami sono ben caratterizzati e danno vivacità a una storia che parte in sordina, per rivelarsi poi brillante e molto piacevole.

Perché è un libro da leggere: perché Mariafrancesca Venturo è una giovane scrittrice italiana da seguire, sperando che abbia già una nuova storia da raccontarci. E perché Carolina Altieri è un personaggio positivo, ricco di quella passione e purezza che vorremmo ritrovare in ogni insegnante. E anche perché di maestre come Carolina Altieri ce ne sono molte di più di quante si possa immaginare, ed è necessario parlare di loro, per non dimenticarci che sono il primo, fondamentale, ingranaggio di un sistema educativo che forma, culturalmente ma anche eticamente, le donne e gli uomini di domani.

Genere: romanzo d’amore

Il segreto della memoria, di Boris Nikolai Konrad

Il segreto della memoria – Come allenare il nostro cervello a ricordare tutto ciò che ci serveLibro Il segreto della memoria di Boris Nikolai Konrad non è, come può sembrare a prima vista, solo un manuale di trucchi e segreti per migliorare la memoria. L’autore, Boris Nikolai Konrad, è certamente un esperto di questi metodi, avendo vinto in più occasioni i Campionati Mondiali di Memoria, ma è prima di tutto un neuroscienziato (con pure una laurea in fisica). Ne Il segreto della memoria, uscito in Italia per Garzanti nel 2018, troverete quindi sia tecniche di allenamento mnemonico, sia una rassegna di ricerche, esperienze ed esempi su come funziona il nostro cervello, dagli studi di Pavlov al caso del paziente HM, dal mondegreen ai flashback.

Il punto di forza del libro: l’autorevolezza di Konrad gioca certamente il suo ruolo nella scelta di comprare Il segreto della memoria. Del resto, saper memorizzare in 15 minuti le facce e i nomi di 215 persone è la prova più evidente che l’autore conosce la materia. In più, il campione tedesco ha uno stile facile e divertente, riuscendo a rendere comprensibili anche gli argomenti e i termini più tecnici. Le simpatiche illustrazioni di Selma Koopman completano il quadro, facilitando qualche spiegazione o fornendo la base per proporre un test al lettore.

Perché è un libro da leggere: perché affronta un tema complesso, come il funzionamento del cervello, dell’intelligenza e della memoria, in modo discorsivo e piacevole. E perché Konrad è uno dei massimi “esperti della memoria”, pur dimostrando, risonanza magnetica nucleare alla mano, di avere un cervello decisamente normale e quindi aprendo a tutti la possibilità di migliorare le proprie abilità mnestiche. E infine perché, se la cultura è ciò che rimane dopo che abbiamo dimenticato tutto il resto, imparare a ricordare è di sicuro una scelta intelligente.

Genere: saggio

Lungo la Pedemontana, di Paolo Malaguti

Lungo la Pedemontana. In giro lento tra storia, paesaggio veneto e fantasie è un libro diLungo la Pedemontana, di Paolo Malaguti Paolo Malaguti, padovano trapiantato nella provincia di Treviso e già apprezzato autore della storia veneta con romanzi quali La reliquia di Costantinopoli (finalista al Premio Strega nel 2016). In questo saggio, Malaguti parte da un fatto recentissimo, addirittura ancora in essere, quale la costruzione della superstrada Pedemontana Veneta, e lo intreccia con i ricordi della sua infanzia, con le parole di Zanzotto, Meneghello, Rigoni Stern e Piovene, nonché con i racconti di chi vive a ridosso del tanto discusso cantiere. In sella a un bicicletta, pianificando sei tappe, l’autore prova a percorrere il tracciato di questa nuova arteria di traffico, costeggiando il più possibile gli scavi, andando fin sul ciglio dei muri di contenimento, come si faceva da piccoli, di fronte alle fondamenta fresche della villetta in costruzione nel campo davanti a casa. Uscito nel 2018 per Marsilio Editori, Lungo la Pedemontana fornisce una inedita chiave di lettura della “grande opera”, ancora incompiuta, ma che ha ormai segnato per sempre il territorio: la superstrada si inserisce, nell’interpretazione dell’autore, nella concezione che i veneti hanno del lavoro e della vita e si giustifica proprio nel sentimento che essi provano verso il loro territorio.

Il punto di forza del libro: il motivo per leggere Lungo la Pedemontana si trova nelle parole stesse dell’autore. Malaguti afferma che, nelle opere di Meneghello “il dubbio sull’effettiva bontà del cambiamento è espresso con delicatezza”. Medesima delicatezza usata dallo scrittore padovano, che nel suo libro non accusa né assolve, ma semplicemente cerca di capire in quale substrato sociale, economico e pure linguistico questo imponente cantiere è riuscito ad insediarsi, senza suscitare nemmeno troppe resistenze.

Perché è un libro da leggere: perché il racconto, piacevolmente divertente e scanzonato, è oltremodo carico di spunti e rimandi letterari, che arricchiscono quasi inconsapevolmente il lettore; e soprattutto perché fa riflettere, invitando a non fermarsi a una prona accettazione, ma nemmeno a un riottoso rifiuto del cambiamento.

Genere: saggio (autobiografia)

Vox, di Christina Dalcher

Vox è il romanzo d’esordio di Christina Dalcher, una sorta di diario fittizio su unRomanzo Vox di Christina Dalcher agghiacciante futuro distopico. Uscito in Italia nel 2018 per la casa editrice Nord, il libro si basa su un’idea semplice e spiazzante: negli Stati Uniti una nuova legge impone alle donne, fin dalla nascita, di portare un braccialetto al polso che conti il numero di parole che ognuna pronuncia in una giornata, emettendo poi una forte scarica elettrica al raggiungimento della centesima parola. Così ogni donna smette di parlare, ma anche di lavorare, di uscire, di vivere; le bambine non solo non imparano a parlare, ma nemmeno a leggere e a scrivere, condannate a una vita da schiave, ovviamente mute, degli uomini. Così è per la dottoressa Jean McClellan e per sua figlia Sonia, cristallizzate in un presente silenzioso destinato a peggiorare. Ma Jean è un’esperta in disturbi del linguaggio  e quando le sue competenze scientifiche vengono richieste dal Presidente, si profila l’opportunità di fare qualcosa per cambiare il proprio destino e quello di tutte le donne americane.

Il punto di forza del libro: è l’idea su cui si basa, talmente assurda e terrificante da far sorgere il dubbio che, un giorno, qualcuno potrebbe trovarla ragionevole. Il romanzo in realtà è poi un po’ debole in alcuni punti, soprattutto nelle ultime pagine, dove l’autrice usa un artificio per non dilungarsi a raccontare i singoli avvenimenti che portano al finale. Finale che è anche troppo semplicistico e buonista, un finale che accontenta un po’ tutti e forse scontenta quei lettori che avrebbero voluto qualche capitolo e molta azione in più.

Perché è un libro da leggere: perché fa riflettere su disuguaglianza e sopraffazione, concetti che devono essere accuratamente eliminati da ogni ambito umano, partendo da quello sociale e passando per l’economico e il politico. Perché è un “primo romanzo” e merita la comprensione tributata a chi compie un’opera importante, anche se non perfetta. E infine perché parla di futuro, e sta ad ognuno di noi costruirlo su fondamenta solide fatte di parità, rispetto e dignità.

Genere: romanzo giallo (distopico)

Come è profondo il mare, di Nicolò Carnimeo

La plastica ha migliorato e allungato la nostra vita: con la plastica si produconoCome è profondo il mare, libro inchiesta sull'inquinamento da plastica, di Nicolò Carnimeo cannule per flebo e contenitori per conservare cibi e bevande al riparo da contaminazioni, si progettano auto e aerei più sicuri, si rendono democratici e alla portata di tutti numerosissimi prodotti, dai vestiti all’arredamento. Ma il rifiuto di plastica ci sta lentamente uccidendo, e lo fa, prima di tutto, soffocando gli oceani. Questo racconta, con lucida precisione, Nicolò Carnimeo in Come è profondo il mare – La plastica, il mercurio, il tritolo e il pesce che mangiamo, libro-inchiesta del 2014, pubblicato dall’editore Chiarelettere.
Carnimeo, scrittore ma anche docente universitario, raccoglie dati e testimonianze, dimostrando quanto il mare, che ci è sempre apparso così lontano, così “altro” da noi e dalle nostre vite ormai diventate terrestri, sia al collasso, riempito di rifiuti che si è preferito dimenticare, sperando che non tornassero mai a riva. Rifiuti che invece tornano, o direttamente, come le paperelle di plastica o le scarpe da ginnastica di cui scrive nella Prima Parte del testo, o attraverso la catena alimentare, come il pesce velenoso, protagonista della Seconda Parte e dell’Appendice.

Il punto di forza del libro: è proprio il tema trattato, o meglio i tre temi: il rifiuto di plastica, la presenza di carichi di tritolo e iprite nascosti in mare e la contaminazione del pesce a causa di mercurio e altre sostanze altamente tossiche. Tre temi che l’autore non solo affronta con la necessaria cognizione di causa, ma soprattutto usando uno stile chiaro e pacato, supportato dalle parole dei testimoni dello scempio del mare. Non servono toni apocalittici per narrare una realtà che tutti possono vedere e conoscere, anche senza arrivare al famigerato Great Pacific Garbage Patch. Basta frequentare una spiaggia libera sulle coste italiane, inoltrarsi per un bosco che non sia un “parco giochi” pettinato ad arte, passeggiare su una strada di campagna fuori dalle rotte della nettezza urbana municipale: troveremo ogni tipo di oggetto di plastica, da quelli usa-e-getta, come bicchieri e cucchiaini, bottigliette e shopper, a quelli diventati immondizia perché rotti, vecchi, inutilizzati.

Perché è un libro da leggere: perché è essenziale rallentare nel consumo di plastica, rendendosi conto che questo materiale, così versatile e dagli indubbi benefici, sta diventando una maledizione a causa l’inquinamento che produce. Bisogna conoscere per cambiare, e il libro di Nicolò Carnimeo è perfetto per iniziare a documentarsi e a capire. Il riciclo della plastica già prodotta, la creazione di materiali sostitutivi, l’utilizzo di materie prime diverse e compatibili con uno sviluppo sostenibile: le possibilità di salvare il mare, e noi stessi, sono numerose, l’importante è cominciare. Ciò che forse manca è una visione macro del problema: da più parti si continua a ripetere che tanti piccoli sforzi individuali possono portare un grande risultato. Che sia vero o meno, ai “piccoli sforzi” deve essere aggiunto un ulteriore impegno, a livello nazionale se non mondiale, sotto forma di leggi, divieti e incentivi, per raggiungere obiettivi ancora maggiori e in minor tempo.

Potete trovare post e articoli di Nicolò Carnimeo sul suo blog su Il Fatto Quotidiano.it.

Genere: saggio

Esercizi di memoria, di Andrea Camilleri

Dopo aver legato indissolubilmente il suo nome a quello di Salvo Montalbano, AndreaRaccolta di racconti di Camilleri, Esercizi di memoria Camilleri ci sorprende con Esercizi di memoria, una serie di storie raccolte da Isabella Dessalvi “sotto dettatura” dell’autore siciliano e, per tale motivo, scritte in italiano. E in un italiano così scorrevole, forte di una limpida ironia e di una quasi inconsapevole ricercatezza, da non far rimpiangere né il dialetto vigatese, né il famoso commissario.
Uscito per Rizzoli nel 2017, Esercizi di memoria si compone di 23 racconti, uno per ogni giorno delle vacanze agostane di Camilleri, mescolando le ceneri di Pirandello con l’isola di Eduardo De Filippo, uno zio coraggioso e una controversa spia maltese, un misterioso dramma surrealista e un tuffo “portafortuna”.

Il punto di forza del libro: è l’utilizzo perfetto che Camilleri fa delle parole, inanellate come perle nella collana del raccontare, e intervallate, per cinque volte (o sei, se si considera anche la copertina), dalle originali, e inedite, illustrazioni di Gipi, Alessandro Gottardo, Lorenzo Mattotti, Tullio Pericoli, Guido Scarabottolo e Olimpia Zagnoli.
Il risultato ricrea immagini vivide e reali, pezzi di mondo e di storia, sequenze di vita.

Perché è un libro da leggere: perché, pur se citato, non racconta del Commissario Montalbano, regalandoci un Andrea Camilleri inedito ai più; perché è scritto in un italiano splendido, frutto certamente delle capacità della “trascrittrice”, ma in primis della cristallina dialettica dell’autore. E perché dipinge un’Italia scomparsa, divorata, nel bene e nel male, dalla modernità e dal progresso.

Siete pazzi a indossarlo, di Elizabeth L. Cline

Siete pazzi a indossarlo – Perchè la moda a basso costo avvelena noi e il pianeta è il titolo cheArticolo sulla fast fashion, Siete pazzi a indossarlo, di Elizabeth L. Cline l’editore italiano, Piemme, ha voluto dare al libro Overdressed della scrittrice e giornalista americana Elizabeth L. Cline. L’idea era quella di richiamare Siete pazzi a mangiarlo, l’inchiesta-denuncia di Christophe Brusset, un ex manager dell’agroalimentare che ha deciso di raccontare gli scandalosi “dietro le quinte” di quel settore industriale. Elizabeth L. Cline fa lo stesso con il mondo della moda, soprattutto di quella che prende il nome di fast fashion, non più solo il “pronto moda”, bensì una produzione che, per ritmi di lavoro massacranti e costi ridotti all’osso, non può che creare capi di scarsa qualità e di immediata obsolescenza. Capi che poi sono venduti al consumatore finale, cioè noi, con prezzi che vanno dalle 10 alle 100 volte il costo di produzione, in una beffa in cui perdiamo su tutti i fronti.
In realtà, il titolo e la copertina lasciano immaginare che l’autrice parli soprattutto dei danni causati, all’ambiente e alle persone, dalla produzione e dalla tintura dei filati, e, se pur queste catastrofi esistono e nel libro sono citate, l’attenzione della Cline si sofferma principalmente sui problemi legati alle condizioni di lavoro di chi produce i capi per grandi catene di abbigliamento, come Zara e H&M, ma anche per stilisti americani ben conosciuti in Italia come Ralph Lauren e Tommy Hilfiger.

Il punto di forza del libro: Siete pazzi a indossarlo si legge soprattutto perché si è interessati al mondo della moda, e non solo per la sua capacità di regalarci emozioni e farci sentire a nostro agio, ma anche per le ripercussioni che questo settore ha sull’economia e sull’ambiente. La Cline si è documentata, ha viaggiato, ha toccato con mano le materie prime, ha parlato con chi, di questa fast fashion, vive e muore. La professionalità che sta alla base di questo “lungo articolo” di 260 pagine è il motivo per cui leggere questo libro, che a volte risulta un po’ lento, citando anche persone e imprese che in Italia sono scarsamente o per nulla conosciute.

Perché è un libro da leggere: per continuare a tenere vivo il nostro senso critico; per non accontentarci del “poco e subito”; per ricordarci che ogni scelta del presente ci presenterà il conto nel futuro; per sviluppare o tenere vivo il nostro senso etico e il rispetto degli altri e di noi stessi.

Genere: saggio

Fiori sopra l’inferno, di Ilaria Tuti

Fiori sopra l’inferno, pubblicato da Longanesi nel 2018, è il primo romanzo di Ilaria Tuti,Fiori sopra l'inferno di Ilaria Tuti già scrittrice di racconti per i Gialli Mondadori. Il racconto inizia in un inquietante orfanotrofio in Austria, nel 1978, dove i bambini sono contrassegnati con un numero. Le immagini dell’orfanotrofio ritornano spesso nel racconto, come angoscianti flash back, funzionali al dipanarsi della storia principale. In questa, ambientata ai giorni nostri a Travenì, un immaginario paesino di montagna del Friuli, un assassino sembra uscire dal bosco per ghermire e torturare le sue vittime con animalesca ferocia. Teresa Battaglia è il commissario di polizia che si occupa del caso, una donna forte e segnata dalla vita, che, con la sua fermezza e intelligenza, si è conquistata il rispetto di tutta la sua squadra. Massimo Marini è l’ispettore che la affianca, fresco di trasferimento, impreparato a muoversi tra i boschi innevati, nonché a trattare con la chiusa comunità locale. Lucia, Mathias, Diego e Oliver, quattro amici tra i nove e i dieci anni, sono i bambini che il paese di Travenì dovrebbe proteggere.

Il punto di forza del libro: è la principale ambientazione del libro, un bosco imbiancato di neve, che nasconde, sotto un ipocrita candore, inaudite crudeltà e violenze. Ma anche il modo in cui la Tuti ha creato Teresa Battaglia, una detective dagli spigoli taglienti, e il suo braccio destro, Marini, il quale, insieme al lettore, impara a conoscere e ad apprezzare il suo capo lungo lo scorrere delle pagine.

Perché è un libro da leggere: già il fatto che sia di una scrittrice italiana, con un passato che mescola studi in economia e un lavoro come illustratrice, è un motivo sufficiente per staccare questo libro dallo scaffale e portarselo a casa. Aprirlo e trovarci dentro un mondo antico eppur raccontato in maniera nuova ed emozionante, capace di trasmettere brividi non solo di paura ma addirittura di freddo, è una scoperta inattesa. Fiori sopra l’inferno è un romanzo che parla di bambini ma che non è per bambini, e non (solo) per l’atrocità con cui vengono compiuti gli omicidi: raggelante è la vicinanza e la mescolanza di normalità e degenerazione, il confine labile tra colpa e giustificazione.

Genere: romanzo giallo/thriller

Se una notte d’inverno un gatto, di Denis O’ Connor

Se una notte d’inverno un gatto, piú che un romanzo, é una autobiografia, anche se la vitaSe una notte d'inverno un gatto di Denis C'Connor del piccolo protagonista, il micio Toby Jug, ha sicuramente qualcosa di romanzesco. Il narratore é Denis O’Connor, che nel 1966 é un giovane professore all’Alnwick College, nel Northumberland. Trasferitosi per lavoro nel caratteristico Owl Cottage, l’autore ne apprezza la posizione al limitare della foresta, in una campagna che si affaccia sul Mare del Nord. Una sera d’inverno, O’Connor sta ammirando dalla finestra di casa il paesaggio innevato, quando il lamento di un animale attira la sua attenzione. Uscito a controllare, trova un gatto imprigionato in una tagliola usata dai contadini per uccidere le volpi che fanno razzia di galline. Liberato il gatto, O’Connor torna in casa, ma dopo qualche ora si mette sulle sue tracce, seguendo la scia di sangue che l’animale ha lasciato sulla neve. Teme infatti che il micio non avrà speranze se non verrà curato. Lo trova facilmente, e insieme al gatto, che si rivela essere una micia, trova anche i suoi cuccioli, affamati e infreddoliti. La corsa dal veterinario del paese non sembra però sufficiente a salvarli, in quanto la madre è ferita gravemente e i gattini sono troppo piccoli per sopravvivere senza di lei, per cui verranno soppressi. Ma O’Connor fa scivolare uno dei piccoli nella tasca del cappotto e se lo porta a casa, deciso a opporsi al destino. Gli sforzi per svezzare il micino, ribattezzato Toby Jug perché, con il suo buffo comportamento, assomiglia alle omonime brocche inglesi, vengono premiati e Toby e Denis condivideranno molti anni e avventure insieme.

Il punto di forza del libro: é la quieta e piacevole lentezza con cui la storia del fragile micino si snoda pagina dopo pagina. L’autore arricchisce di particolari il suo racconto, immergendo il lettore in una conoscenza dettagliata del suo piccolo amico. E anche quando accade qualcosa di imprevisto, il colpo di scena è sempre attutito, circoscritto in una narrazione pacata e quasi sussurrata. Se una notte d’inverno un gatto non è quindi un libro per gli amanti dell’azione o del mistero, bensì per chi apprezza i rilassanti paesaggi inglesi e, ovviamente, i gatti.

Perché leggere Se una notte d’inverno un gatto: perchè è il libro che ogni gattofilo scriverebbe nel momento della scomparsa del suo amato compagno a quattro zampe. E anche perché O’Connor scrive in maniera molto accurata, ricercando le parole più adatte e riuscendo a ricreare le atmosfere ed le emozioni della vita trascorsa con il piccolo Toby Jug.

Genere: autobiografia

Denominazione di origine inventata, di Alberto Grandi

Denominazione di origine inventata – Le bugie del marketing sui prodotti tipici italiani è unBugie del marketing sull'enogastronomia italiana Saggio Denominazione di Origine Inventata di Alberto Grandi libro diventato velocemente molto popolare. Il merito va innanzitutto al titolo, una contraddizione che mette in dubbio gran parte delle certezze sulle cosiddette eccellenze dell’enogastronomia italiana. Ma un titolo azzeccato non è sufficiente a tenere in piedi un libro di centosessanta pagine. A questo ci pensa Alberto Grandi, professore universitario di Storia Economica e di Storia dell’Alimentazione, un autore, quindi, che conosce bene quello di cui sta scrivendo. Pubblicato per Mondadori nel 2018, Denominazione di origine inventata parte da un presupposto molto semplice: in Italia (ma lo stesso discorso vale anche all’estero) i prodotti enogastronomici tipici, esaltati da marchi di tutela, disciplinari, sagre e confraternite, in realtà non esistono. O meglio, sono intelligenti creazioni del marketing, che non hanno più di una quarantina d’anni.

Il punto di forza del libro: è il giusto equilibrio tra rigore scientifico e ironia, che rende il libro istruttivo e allo stesso tempo divertente. Lo stile formale “tradisce” a volte il professore universitario, che però sa catturare nuovamente il lettore con un aneddoto spiritoso, come quello sugli Atzechi, che, come i Templari, sono ormai una “pietra angolare della storia umana. Quando una storia non sta in piedi, infilateci, a martellate se serve, gli Atzechi o i Templari e il gioco è fatto“.

E con lo stesso equilibrio, Grandi non nega la bontà dei prodotti della cucina italiana. Anzi, ne riconosce la qualità e l’originalità, smontando però tutta l’agiografia che vedrebbe Michelangelo passar più tempo ad ingozzarsi di Lardo di Colonnata e di Casciotta d’Urbino che non a dipingere la Cappella Sistina.

Perché leggere Denominazione di origine inventata – Le bugie del marketing sui prodotti tipici italiani: perché è un libro originale, nonostante l’autore spieghi che l’idea da cui è nato fosse già stata trattata da Eric Hobsbawn trent’anni fa. Lo storico irlandese aveva infatti dimostrato “che la tradizione si può inventare, che il passato si può manipolare ad uso e consumo del presente”, come gli scozzesi avevano fatto con il kilt. La stessa idea, trasportata sulle tavole italiane, ci deve servire per apprezzare quello che di buono hanno i prodotti italiani (la qualità delle materie prime, il sapore unico e originale), senza farci prendere per il naso dalle “tradizioni antichissime”, dai “gesti sapienti tramandati da generazioni”, dalle ascendenze romane, celtiche, medievali, templari e pure atzeche di prodotti che sono più moderni dell’Amarena Fabbri (peraltro buonissima e, quella sì, tipicamente italiana!).

Genere: saggio

L’uomo a ventiquattro zampe, di Tom Cox

L’uomo a ventiquattro zampe, che dà il titolo al libro, è Tom Cox, critico musicale per ilUomo a ventiquattro zampe, Sette vite con i gatti, Tom Cox quotidiano inglese “The Guardian” e gattofilo impenitente. Benché sostenga che sono “tante” le cose che non farebbe in nome della gattofilia (vedi pag. 198), in realtà è evidente come egli adori i suoi gatti, arrivando a perdonare loro anche le marachelle più diaboliche. Difficile però dargli torto. Buffi e divertenti, scaltri e intelligenti, ma anche ridicolmente goffi e tremendamente prevedibili, i gatti hanno sempre arricchito e migliorato la vita dell’autore, tanto che il sottotitolo è proprio Sette vite con i gatti.

Uscito per Rizzoli nel 2008, il libro è la professione d’amore di Cox verso i gatti, dalla leggendaria Puss al fascinoso Ralph, passando per il dispotico Orso e l’ammaliatrice Bootsy.

Il punto di forza del libro: è, ovviamente, la presenza dei gatti, unita allo humour inglese con cui Cox ne racconta le vicende. Uno humour che a volte appare un po’ distante dalla comicità italiana, e che pertanto va apprezzato per la sua connotazione molto british. Ne risulta un libro piacevole, discorsivo, una sorta di lungo diario in cui l’autore racconta i suoi viaggi in auto e le visite dal veterinario, i numerosi traslochi e i lavori di ristrutturazione al fine di rendere ogni nuova casa a misura di gatto.

Perché leggere L’uomo a ventiquattro zampe – Sette vite con i gatti: perché è un libro che parla di gatti, e, come ho già scritto per altri libri, questo potrebbe essere di per sé un motivo sufficiente. Ma anche perché l’autore riesce a raccontare i gatti in maniera originale, soprattutto quando stila (in tre parti, all’interno del libro) il “dizionario felino“. Un dizionario che vale sia per gatti inglesi che italiani, considerando gli identici comportamenti dei mici al di là e al di qua della Manica. Del resto, chi, tra coloro che condividono vita e casa con un gatto, non si è mai chiesto come questi possa “rannicchiare le zampe, la testa e il tronco in uno spazio che misura un quarto della sua normale massa corporea“?

Genere: autobiografia

I sotterranei di Notre Dame, di Barbara Frale

Dire che I sotterranei di Notre Dame è un romanzo storico è riduttivo. Ci sono, è vero, iI sotterranei di Notre Dame di Barbara Frale riferimenti storici, accurati e circostanziati come solo una studiosa come Barbara Frale poteva riportare. Ma c’è soprattutto la narrazione, intrigante come la sceneggiatura di una serie TV.

Pare quasi che, dopo il successo di Umberto Eco e del suo Il nome della rosa, siano rimasti solo gli autori stranieri, americani in primis, a raccontare la Storia del nostro Paese. E che lo sappiano fare meglio di noi, con più passione forse, sicuramente con più popolarità. Eppure, a cercare bene, la recente letteratura italiana è piena di ottimi scrittori che hanno scritto romanzi storici, e Barbara Frale va sicuramente messa tra questi.

I sotterranei di Notre Dame, uscito per Newton Compton Editori nel 2018, narra del Re di Francia, Filippo IV, detto il Bello e di sua moglie Giovanna di Navarra, di Papa Bonifacio VIII e di tutta una cerchia di conti e contesse, cardinali e chierici, medici e bibliotecari, a cui si aggiunge pure un Dante Alighieri in missione a Roma per conto del fiorentino Consiglio dei Cento. Siamo nel 1301 e il medico di Filippo il Bello, Arnaldo da Villanova, è scappato da Parigi e ha chiesto rifugio e protezione al Papa. Arnaldo nasconde un segreto, che potrebbe minare il futuro della monarchia capetingia, e Filippo IV è disposto anche a imprigionare un cardinale e a usarlo come ostaggio, pur di costringere il Papa a restituirgli il fuggiasco.

Il punto di forza del libro: è l’intreccio delle vite dei personaggi, che, da brava storiografa, la Frale cerca di far aderire con la massima precisione alla realtà. Quindi, il dizionario dei principali personaggi e temi storici, posto alla fine del libro, vi può essere utile fin dall’inizio per capire chi è figlio di chi, ma soprattutto perché. Tra nipoti che si chiamano come i nonni, figli di primo e di secondo letto, mogli ufficiali e amanti ufficiose, segretari particolarmente solerti e somiglianze imbarazzanti, a volte può capitare di perdere il filo. Ma in fondo nemmeno la vita è sempre così chiara e lineare, figuriamoci un romanzo.

Perché leggere I sotterranei di Notre Dame: perché è avvincente come una serie televisiva, ma anche scrupoloso nel suo attenersi alla realtà storica. Perché definisce il personaggio di Filippo il Bello utilizzando un espediente originale, anche se non subito chiaro. E perché finalmente racconta di questo fascinoso re di Francia, di cui si fantasticava sui libri di scuola a causa di quel suo essere chiamato, appunto, “il Bello”.

Genere: romanzo storico