Siete pazzi a indossarlo, di Elizabeth L. Cline

Siete pazzi a indossarlo – Perchè la moda a basso costo avvelena noi e il pianeta è il titolo cheArticolo sulla fast fashion, Siete pazzi a indossarlo, di Elizabeth L. Cline l’editore italiano, Piemme, ha voluto dare al libro Overdressed della scrittrice e giornalista americana Elizabeth L. Cline. L’idea era quella di richiamare Siete pazzi a mangiarlo, l’inchiesta-denuncia di Christophe Brusset, un ex manager dell’agroalimentare che ha deciso di raccontare gli scandalosi “dietro le quinte” di quel settore industriale. Elizabeth L. Cline fa lo stesso con il mondo della moda, soprattutto di quella che prende il nome di fast fashion, non più solo il “pronto moda”, bensì una produzione che, per ritmi di lavoro massacranti e costi ridotti all’osso, non può che creare capi di scarsa qualità e di immediata obsolescenza. Capi che poi sono venduti al consumatore finale, cioè noi, con prezzi che vanno dalle 10 alle 100 volte il costo di produzione, in una beffa in cui perdiamo su tutti i fronti.
In realtà, il titolo e la copertina lasciano immaginare che l’autrice parli soprattutto dei danni causati, all’ambiente e alle persone, dalla produzione e dalla tintura dei filati, e, se pur queste catastrofi esistono e nel libro sono citate, l’attenzione della Cline si sofferma principalmente sui problemi legati alle condizioni di lavoro di chi produce i capi per grandi catene di abbigliamento, come Zara e H&M, ma anche per stilisti americani ben conosciuti in Italia come Ralph Lauren e Tommy Hilfiger.

Il punto di forza del libro: Siete pazzi a indossarlo si legge soprattutto perché si è interessati al mondo della moda, e non solo per la sua capacità di regalarci emozioni e farci sentire a nostro agio, ma anche per le ripercussioni che questo settore ha sull’economia e sull’ambiente. La Cline si è documentata, ha viaggiato, ha toccato con mano le materie prime, ha parlato con chi, di questa fast fashion, vive e muore. La professionalità che sta alla base di questo “lungo articolo” di 260 pagine è il motivo per cui leggere questo libro, che a volte risulta un po’ lento, citando anche persone e imprese che in Italia sono scarsamente o per nulla conosciute.

Perché è un libro da leggere: per continuare a tenere vivo il nostro senso critico; per non accontentarci del “poco e subito”; per ricordarci che ogni scelta del presente ci presenterà il conto nel futuro; per sviluppare o tenere vivo il nostro senso etico e il rispetto degli altri e di noi stessi.

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