Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey, di Mary Ann Shaffer e Annie Barrows – pag. 283

Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey è uscito in Italia prima per Sonzogno (con il titolo La Società Letteraria di Guernsey) e poi, nel 2017, per la Astoria Edizioni, che ha voluto tradurre letteralmente il titolo dall’inglese. E il titolo, per quanto originale, non è forse un punto di forza per consigliare questo libro agli amici durante una telefonata.

Altrettanto originale è la struttura del romanzo, uno scambio epistolare tra Juliet Ashton, giovane scrittrice che vive a Londra, il suo editore, Sidney Stark, e alcuni abitanti dell’isola di Guernsey, una delle Isole del Canale, sulla Manica.

Siamo nel 1946 e Juliet ha appena pubblicato una raccolta degli articoli satirici scritti per la rivista Spectator durante la guerra. Mentre sta cercando l’ispirazione per un nuovo libro, riceve una lettera da Dawsey Adams, un abitante di Guernsey, il quale ha comprato, di seconda mano, un libro che lei aveva venduto. Dalla corrispondenza con Dawsey prima, e con altri isolani dopo, Juliet scopre l’esistenza del “club del libro e della torta di bucce di patata”, ma soprattutto del difficile periodo trascorso sotto l’occupazione nazista.

Il punto di forza del libro: la struttura di romanzo epistolare di solito divide i lettori. E infatti inizialmente è necessario avere pazienza per ricomporre su un unico piano narrativo tutti gli accenni, i nomi, i riferimenti contenuti nelle lettere. Del resto, lettere con troppe spiegazioni suonerebbero poco realistiche e la magia che rende vivo un romanzo si dissolverebbe.

Quindi Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey non è subito emozionante come si vorrebbe, ma lo diventa poco per volta, arrivando però a coinvolgere il lettore, che non può non sorridere su alcune pagine e, anche, versare qualche lacrima.

Si potrebbe dire quindi che il punto di forza del libro è la sua originalità, che non lo rende facile, ma di sicuro interessante.

Perché leggere Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey: perché è, indirettamente, ambientato nella Seconda Guerra Mondiale, di cui parla con il rispetto che meritano sia i vincitori che i vinti; e perché racconta esempi di solidarietà e di sacrificio in modo lieve e quotidiano, ricordando che tutti possono essere eroi, tutti i giorni.

Genere: romanzo epistolare (d’amore/storico)

Questione di Costanza, di Alessia Gazzola – pag. 335

Che ad Alessia Gazzola piaccia scrivere di dottori è comprensibile, vista la sua laurea in Medicina. Che poi le riesca bene è risaputo, dopo il successo, letterario e televisivo, dei libri de L’ Allieva, da cui è stata tratta, appunto, la serie TV omonima, con Alessandra Mastronardi e Lino Guanciale.

Qui la storia si sposta a Verona (dove vive anche la Gazzola) e vede protagonista Costanza Macallè, giovane medico con una specializzazione in Anatomia Patologica in tasca e una figlia a carico.

Costanza, pur di lavorare, accetta un assegno di ricerca in Paleopatologia e,  partita da Messina, arriva nella città scaligera convinta di fermarsi il meno possibile, giusto il tempo che Carrie, una broker inglese, le trovi una casa e un impiego in Gran Bretagna.

Ma le occasioni dall’Inghilterra scarseggiano e Costanza inizia a pensare sempre più insistentemente a una persona che credeva ormai di aver rimosso dalla propria vita e dai propri ricordi.

Questione di Costanza è il primo libro di una nuova serie, uscito nel 2019 per Longanesi.

Il punto di forza del libro: trattare un argomento che si conosce bene è sicuramente un vantaggio, ma bisogna anche essere dei bravi narratori per costruire una storia che meriti di essere letta. La Gazzola è di certo una valente autrice, e il risultato è un libro leggero, frizzante, adatto per ritagliarsi un momento di svago. In più,  i personaggi sono ben caratterizzati, con pregi e difetti, che li rendono umani e verosimili.

Perché è un libro da leggere: perché l’ambiente medico non perde mai il suo fascino, da Patricia Cornwell in poi (senza contare le innumerevoli serie televisive!); perché la storia scorre via facilmente, con dialoghi divertenti e una trama accattivante. E perché le scrittrici italiane sono sempre da leggere, soprattutto quando alle spalle hanno una preparazione impeccabile.

Genere: romanzo d’amore

Basta plastica, di Martin Dorey – pag. 140

Basta plastica – Cosa possiamo fare per fare davvero la differenza è un libro facile e veloce da leggere, scritto con lo scopo di sostenere una filosofia altrettanto semplice, da capire e da applicare: la #soluzionein2minuti. Martin Dorey è uno scrittore e un surfista, ma soprattutto è il fondatore di Beach Clean Network, nonché del movimento #2minutebeachclean (su Facebook e Instagram), progetto nato con l’intento di spronare chiunque metta piede su una spiaggia a raccogliere i rifiuti che vede (ma per solo due minuti). Se tutti lo facessero, non solo la raccolta dei rifiuti aumenterebbe esponenzialmente, ma, soprattutto, si diffonderebbe l’idea che per la plastica, come per molte delle risorse del nostro pianeta, l’approccio deve essere sempre più quello del “Riduco – Riuso – Riciclo“.

Il libro è edito in Italia da Aboca S.p.A. e, oltre a una utile serie di utili “soluzioni in 2 minuti”, propone anche una check-list di azioni da mettere in pratica, trenta consigli sensati e concreti per iniziare subito a proteggere l’ambiente.

Il punto di forza del libro: è la sua semplicità, che lo rende praticamente inattaccabile anche dai più fanatici dell’ “usa-e-getta”. Dorey ricorda l’inutilità della “fast-fashion” (peraltro orribile), la pericolosità delle cannucce, l’assurdità delle borsette di plastica. Ma bacchetta anche consumi più stupidi ed inutili, che vediamo tutti i giorni, a partire dagli astucci di scuola dei bambini, zeppi di evidenziatori e penne biro (ma guai a suggerire ad una maestra di usare una penna stilografica per scrivere e una matita per sottolineare!).

Perché è un libro da leggere: perché è saggio, ma non pedante; perché è basato su ricerche e dati, ma esposti con una grafica divertente; perché presenta un problema enorme, ma non permette che questa dimensione sia una scusa per non fare nulla. E perché ci sprona a usare intelligenza e umiltà, non necessariamente in quest’ordine.

Genere: saggio

La felicità del cactus, di Sarah Haywood – pag. 359

La felicità del cactus (titolo che, pur richiamando quello originale, “The cactus”, in italiano suona orribile) è il primo romanzo di Sarah Haywood, uscito in Italia nel 2018 per Feltrinelli. Protagonista è Susan Green, tranquilla quarantacinquenne con un impiego pubblico, un appartamento a Londra, una madre a Birmingham che vede poco e un fratello che vorrebbe non rivedere mai più. La sua vita è serena e prevedibile, perfettamente organizzata e soddisfacente, almeno finché qualcosa non inizia ad andare storto. Tentando di ignorare alcuni cambiamenti e di combatterne degli altri, Susan dovrà lei per prima cambiare, mantenendo sì le sue spine, come i cactus che tanto ama, ma imparando anche a fiorire.

Il punto di forza del libro. Il punto di forza di La felicità del cactus è anche l’aspetto che si è attirato qualche critica. Susan infatti può apparire antipatica, fuori dal mondo, addirittura irreale per il fatto di non usare i social network, di non voler familiarizzare con i colleghi di lavoro e, soprattutto, di essere estremamente gelosa della sua privacy. Posto che persone come Susan esistono veramente (chiunque ne conosce almeno una), è proprio questo suo essere particolare che ne fa un personaggio originale e interessante. La Haywood ha quindi creato una protagonista autentica, che evolve in modo credibile nel corso del romanzo e, proprio per questo, sa farsi apprezzare dal lettore, pur con le sue buffe idee sulla moda o sui rapporti interpersonali.

Perché è un libro da leggere: perché La felicità del cactus è scritto in maniera fluida e scorrevole, ed è divertente seguire le vicende di Susan, avanti e indietro tra Londra e Birmingham, mentre tenta di venire a capo degli imprevisti, anche molto piacevoli, che le sono capitati. E perché bisognerebbe imparare da Susan, ad esempio a usare di più la razionalità, invece di ragionare solo “di pancia”, e magari anche a infischiarsene di quello che pensano gli altri di noi e soprattutto a dedicare più tempo alla vita reale.

Genere: romanzo d’amore

Fuga in Europa, di Stephen Smith

Fuga in Europa – La giovane Africa verso il vecchio continente è un libro di Stephen Smith, Saggio Fuga in Europa di Stephen Smithuscito in Italia per Giulio Einaudi Editore nel 2018. Basandosi su analisi statistiche, ma anche su considerazioni di tipo storico, economico e sociologico, l’autore affronta la questione delle migrazioni di massa che partono dall’Africa, soprattutto sub-sahariana e, attraversato il Mar Mediterraneo, arrivano in Europa. E lo fa in modo imparziale, come scrive nella prefazione: “Non è mio intento, in questa sede, esasperare ulteriormente tale dibattito, bensì fornire elementi di informazione che costituiscano una base fattuale sulla quale ognuno potrà innalzare la propria tribuna politica.”

Il punto di forza del libro: è l’attenzione alle fonti da cui Smith è partito. Pur senza dimenticare che si sta parlando di persone e la perdita di anche solo una di loro è una tragedia, l’autore mette a confronto dati puntuali, come il rischio per un migrante, in percentuale, di annegare nel Mediterraneo e quello di una madre del Sud Sudan di morire di parto nel suo Paese, offrendo al lettore le basi per farsi una propria idea, lontano sia dalle cassandre che paventano l’invasione dei “nuovi barbari“, sia dalla “politica della pietà“, che fallisce miseramente.

Con un taglio scientifico, ma affrontabile anche da chi non ha competenze specifiche in materia, analizza ad esempio le “trappole demografiche“, sia quella della “alta fertilità – bassi redditi”, per cui un numero elevato di figli riduce le risorse disponibili per garantire il benessere di ciascuno, sia quella del “figlio unico”, adottata in Cina dal 1965 al 2015, che “premia” in termini di distribuzione delle risorse nel breve periodo, ma diventa un problema nel lungo, data l’insufficienza di “popolazione attiva” per sostituire chi va in pensione o per sostenere gli “inattivi”.

Numeri alla mano, scardina anche il mito che le “giovani braccia” e i “giovani cervelli” africani siano necessari per finanziare il sistema pensionistico di un’Europa che invecchia velocemente, e al contempo pone l’accento sulla futura “mancanza di adulti” che, in questo modo, impedirà all’Africa di “crescere economicamente”.

 Perché è un libro da leggere: perché, riportando quanto affermato da Max Weber, Stephen Smith spinge ognuno di noi a farsi una propria opinione, non dimenticando l’etica della responsabilità, che ci obbliga a considerarci responsabili di tutte le conseguenze prevedibili dei nostri atti, di quelle immediate ma anche di quelle future, al di là del narcisismo morale. E perché la conoscenza è la base della libertà, fisica, ma soprattutto mentale.

Genere: saggio

Sperando che il mondo mi chiami, di Mariafrancesca Venturo

Prendendo in mano distrattamente il romanzo di Mariafrancesca Venturo si rischia diSperando che il mondo mi chiami di Mariafrancesca Venturo rimetterlo sullo scaffale senza nemmeno leggere il risvolto di copertina. Eppure Sperando che il mondo mi chiami è un buon titolo, e se l’Editore Longanesi ha deciso di dare fiducia ad una maestra semi sconosciuta, un motivo ci deve pur essere. Si rigira il libro tra le mani, se ne soppesa il numero di pagine: sarà quel gelato troppo grande e troppo posticcio tra le mani della ragazza col cappottino rosso, o forse quello stesso cappottino rosso, decisamente inflazionato, ma guardando il libro qualcosa stona ed è un peccato. Perché in realtà Sperando che il mondo mi chiami è una splendida scoperta, ancora più sorprendente se consideriamo che la trama è semplice, all’apparenza banale. Carolina Altieri vive a Roma ed è una maestra supplente, sempre pronta ad accettare sostituzioni anche brevissime, nel tentativo di arrivare a maturare un punteggio sufficiente per aspirare ad un incarico annuale o, ancora meglio, ad una docenza a tempo indeterminato. Intorno a lei ruotano le storie di amici e familiari, di un collega dalle mille risorse e di un fidanzato milanese, di un dirigente dispotico e di una nonna molto saggia. E, su tutto, le storie personali di alunni a cui Carolina insegna anche solo per un paio di giorni, ma a cui non può non affezionarsi.

Il punto di forza del libro: è lo stile fresco, originale, pulito della Venturo, che sviluppa un monologo interiore chiaro e avvincente, in cui il lettore può riconoscersi, fosse solo con riguardo ai divertenti rapporti familiari. Anche i personaggi di Sperando che il mondo mi chiami sono ben caratterizzati e danno vivacità a una storia che parte in sordina, per rivelarsi poi brillante e molto piacevole.

Perché è un libro da leggere: perché Mariafrancesca Venturo è una giovane scrittrice italiana da seguire, sperando che abbia già una nuova storia da raccontarci. E perché Carolina Altieri è un personaggio positivo, ricco di quella passione e purezza che vorremmo ritrovare in ogni insegnante. E anche perché di maestre come Carolina Altieri ce ne sono molte di più di quante si possa immaginare, ed è necessario parlare di loro, per non dimenticarci che sono il primo, fondamentale, ingranaggio di un sistema educativo che forma, culturalmente ma anche eticamente, le donne e gli uomini di domani.

Genere: romanzo d’amore

Il segreto della memoria, di Boris Nikolai Konrad

Il segreto della memoria – Come allenare il nostro cervello a ricordare tutto ciò che ci serveLibro Il segreto della memoria di Boris Nikolai Konrad non è, come può sembrare a prima vista, solo un manuale di trucchi e segreti per migliorare la memoria. L’autore, Boris Nikolai Konrad, è certamente un esperto di questi metodi, avendo vinto in più occasioni i Campionati Mondiali di Memoria, ma è prima di tutto un neuroscienziato (con pure una laurea in fisica). Ne Il segreto della memoria, uscito in Italia per Garzanti nel 2018, troverete quindi sia tecniche di allenamento mnemonico, sia una rassegna di ricerche, esperienze ed esempi su come funziona il nostro cervello, dagli studi di Pavlov al caso del paziente HM, dal mondegreen ai flashback.

Il punto di forza del libro: l’autorevolezza di Konrad gioca certamente il suo ruolo nella scelta di comprare Il segreto della memoria. Del resto, saper memorizzare in 15 minuti le facce e i nomi di 215 persone è la prova più evidente che l’autore conosce la materia. In più, il campione tedesco ha uno stile facile e divertente, riuscendo a rendere comprensibili anche gli argomenti e i termini più tecnici. Le simpatiche illustrazioni di Selma Koopman completano il quadro, facilitando qualche spiegazione o fornendo la base per proporre un test al lettore.

Perché è un libro da leggere: perché affronta un tema complesso, come il funzionamento del cervello, dell’intelligenza e della memoria, in modo discorsivo e piacevole. E perché Konrad è uno dei massimi “esperti della memoria”, pur dimostrando, risonanza magnetica nucleare alla mano, di avere un cervello decisamente normale e quindi aprendo a tutti la possibilità di migliorare le proprie abilità mnestiche. E infine perché, se la cultura è ciò che rimane dopo che abbiamo dimenticato tutto il resto, imparare a ricordare è di sicuro una scelta intelligente.

Genere: saggio