I tre giorni di Pompei, di Alberto Angela

Genere: saggio (storico)

“I tre giorni di Pompei”, libro di Alberto Angela uscito nel 2014 per Rizzoli, sta a metà tra un saggio e un romanzo storico. Il racconto dei fatidici “ultimi tre giorni di Pompei” si basa su precisi datiI tre giorni di Pompei storici e su famosi ritrovamenti archeologici, e ricostruisce puntualmente la vita di questa città (e della vicina Ercolano) così come si svolgeva nel 79 d.C.

Il punto di forza del libro: è la scelta di attenersi ai fatti accaduti e ai personaggi esistiti, nella giusta convinzione che possano rivelarsi per il lettore molto più appassionanti e interessanti della finzione letteraria. Di ogni abitante citato, Angela ripercorre la vita (e spesso la morte) così come gli scritti dell’epoca e i reperti ci raccontano. Se poi le certezze mancano, l’autore avanza caute e probabili ipotesi, proponendo parallelismi con episodi analoghi e motivando scientificamente ogni supposizione.

Perché leggere I tre giorni di Pompei: perché l’inconfondibile stile divulgativo di Alberto Angela fa di questo libro l’ulteriore riprova delle doti espositive dell’autore, unite, naturalmente, a competenze storiche, archeologiche e artistiche. La delicatezza, a volte la poesia, con cui Angela narra le ultime ore di vita di persone reali (non così diverse da noi come il tempo trascorso lascerebbe pensare) trasforma l’eccellente documentario in un testo di ottima letteratura.

E perché anche qui, come già detto per Quilici, è incoraggiante vedere come il successo di questo autore sia basato su capacità personali indiscutibili, che rendono questo libro (come già i precedenti) una lettura altamente consigliata.

La legione scomparsa, di Rosemary Sutcliff

Genere: romanzo storico

“La legione scomparsa”, pubblicato in Italia nel 2011 da Mondadori, è un romanzo di Rosemary Sutcliff, uscito per la prima volta in Inghilterra nel 1954. Come spiegato nella prefazione del libro,La legione scomparsa l’autrice è partita mettendo insieme due fatti storici: la misteriosa scomparsa della Nona Legione romana in Britannia, nel 117 d.C. e il ritrovamento nel 1866 di un’aquila di bronzo nell’Hampshire inglese. Appoggiando la tesi, controversa, che la Nona sia stata sconfitta da una delle tribù a nord del Vallo Adriano e che l’aquila ricomparsa durante gli scavi archeologici dell’800 ne sia proprio l’insegna, la Sutcliff crea il personaggio del centurione Marco Flavio Aquila, figlio di uno dei comandanti della legione perduta. Marco Aquila, ferito durante uno scontro con i Britanni e congedato dall’esercito, decide di riscattare l’onore della legione del padre, infangato dalla voce che i legionari siano fuggiti di fronte ai Britanni o, peggio ancora, si siano ammutinati, passando dalla parte del nemico. Si mette quindi in viaggio, accompagnato dall’ex schiavo Esca e, fingendosi un medico oculista greco, si addentra in territori pericolosi ed inesplorati, deciso a recuperare l’aquila della Nona e a dimostrare il valore di quei legionari.

Il punto di forza del libro: è la bellissima descrizione dei paesaggi inglesi, paesaggi che la Sutcliff riesce a rendere affascinanti anche quando, per la pioggia e l’umiditá, diventano fastidiosi pure alle rane. A ciò l’autrice aggiunge il racconto della vita di Romani e Britanni del II secolo d.C., creando, con la precisione dei dettagli, un filo invisibile che li unisce a noi.

Perché leggere La legione scomparsa: perché i sentimenti dei personaggi sono descritti con la stessa affascinante accuratezza con cui sono raccontati gli inseguimenti e le battaglie, e il risultato è una narrazione ricca e fluida. E perché il libro è molto più avvincente del film che ne è stato tratto (ossia The Eagle, pellicola, peraltro, con una splendida fotografia).

Morte all’Acropoli, di Andrea Maggi

Genere: romanzo storico (giallo)

“Morte all’Acropoli”, pubblicato nel 2014 da Garzanti, è il romanzo d’esordio di Andrea Maggi. Ambientato nell’Atene del IV secolo a.C., si presenta come la prima avventura di un nuovo investigatoreMorte all'Acropoli dell’antichità, Apollofane, un mercante che si improvvisa logografo (ossia avvocato) per onorare una promessa fatta molti anni addietro. È questo il motivo per cui decide di occuparsi della difesa di Eurifemo, arrestato per l’omicidio di un uomo, ma anche tristemente noto per essere un licantropo. Grazie all’aiuto dello schiavo Strepsiade, dell’etera Filossena e di Mida, un asino dai comportamenti quasi umani, non solo riuscirà a scagionarlo, ma si lancerà anche alla ricerca del vero assassino, rischiando però non solo la sua vita, ma anche quella dei suoi amici.

Il punto di forza del libro: é la dettagliata ambientazione storica, ricca di particolari su Atene e sullo stile di vita del tempo. L’utilizzo massiccio degli aggettivi, che in alcuni punti rischia di appesantire la narrazione, risulta comunque funzionale alla ricostruzione e caratterizza lo stile di Maggi, conferendogli una spiccata originalità. Anche l’uso costante di grecismi al posto dei corrispondenti termini italiani, uso che a volte rende la lettura meno scorrevole, può essere considerato interessante, soprattutto per chi apprezza la storia ellenica.

Perché leggere Morte all’Acropoli: perché è la prima, riuscita, prova di uno scrittore italiano, una novità nel panorama letterario. E anche se nel testo si trovano alcune ripetizioni e qualche leggera disarmonia nei tempi verbali, non è comunque niente di grave, niente che un editing migliore non possa correggere. E soprattutto niente che possa diminuire il valore di questo buon libro.

 

Il ladro d’acqua, di Ben Pastor

Genere: romanzo storico (giallo)

 “Il ladro d’acqua”, uscito in Italia nel 2007 per Frassinelli, è il primo libro di un ciclo che l’autrice, Ben Pastor, incentra sulla figura di Elio Sparziano, ritenuto uno degli autori della raccolta di biografie Historia Augusta, ma di cui non si saIl ladro d'acqua praticamente altro. Nella ricostruzione romanzata, Sparziano riceve da Diocleziano l’incarico di recarsi in Egitto, ufficialmente per verificare che due editti imperiali siano rispettati, ma soprattutto per indagare sulla morte e sul luogo di sepoltura di Antinoo, il favorito dell’imperatore Adriano. La verità sulla vicenda, utile per la biografia dello stesso Adriano di cui Sparziano si sta occupando, diviene fondamentale per le indiscrezioni che vorrebbero nascoste, proprio nella tomba di Antinoo, le prove di una congiura contro l’Impero Romano.

Il punto di forza del libro: è la ricchezza nei dettagli e la precisione con cui sono descritti i personaggi e le ambientazioni storiche. L’autrice mette le sue conoscenze accademiche e le sue ricerche sul campo a servizio della letteratura, e ne esce un romanzo accurato e visivamente intenso.

Perché leggere Il ladro d’acqua: perché l’attenzione con cui è scritto, e che potrebbe rischiare di renderlo un po’ troppo tecnico, è perfettamente bilanciata dall’intricato giallo in cui si muove Sparziano, tra agguati, minacce e omicidi. Il connubio giusto per rendere consigliabile questo libro, come pure il seguito, “La voce del fuoco”.

Pietra è il mio nome, di Lorenzo Beccati

Genere: romanzo storico (giallo)

“Pietra è il mio nome”, è l’ultimo libro di Lorenzo Beccati, noto ed apprezzato autore televisivo (Striscia la notizia, Drive-In, ecc.) e scrittore. Uscito nel 2014 per Editrice Nord, il romanzo è ambientato nella Genova del 1601 ed ha comePietra è il mio nome protagonista Pietra, orfana ventenne a cui i rovesci della vita hanno lasciato solo una nonna e la nomea di rabdomante. È grazie a quest’ultima, e al timore che incute negli ingenui e bigotti concittadini, che riesce a sopravvivere, ma è anche per colpa di questa che è chiamata in causa quando iniziano a verificarsi efferati e misteriosi delitti.

Il punto di forza del libro: è l’alternarsi tra presente e passato di Pietra, reso attraverso un felice uso dei tempi verbali. Quasi come nella sceneggiatura di un film, gli attori si muovono in un presente dettagliato e vivido, mentre la storia, seguendo i pensieri della protagonista, cede ogni tanto ad un improvviso flashback, che non solo arricchisce la già piacevole narrazione, ma diventa funzionale al dipanarsi dell’intrigo.

Perché leggere Pietra è il mio nome: perché all’originalità del racconto, si unisce la bravura narrativa di Beccati e ciò che ne risulta è un romanzo insolito, a tratti cruento senza diventare crudele, realistico senza essere volgare, un romanzo accattivante, moderno, sicuramente da leggere.

Terre selvagge, di Sebastiano Vassalli

Genere: romanzo storico

“Terre selvagge”, uscito ad aprile 2014 per Rizzoli, è l’ultimo libro di Sebastiano Vassalli, un autore già vincitore del premio Strega e finalista al Campiello. Racconta della guerra che, ai Campi Raudii, nel 101 a.C., vide confrontarsi i Romani diTerre selvagge Mario (e, con risultato opposto, di Silla) con i Cimbri. Alla vicenda reale, raccontata con l’aiuto di fonti storiche e valutazioni di Vassalli, si alterna la parte romanzata, che narra del fabbro Tasgezio, un Gallo, e della figlia di un capo dei Cimbri, Sigrun.

Il punto di forza del libro: è la splendida capacità di raccontare di Vassalli. Che parli di popoli bellicosi, di boschi, fiumi e montagne (le “terre selvagge” del titolo), di astute manovre politiche nella Roma pre-imperiale, di ordinari e sempre identici sentimenti umani, di scontri sanguinosi e degli effetti di tali scontri nella storia moderna e contemporanea, sempre l’autore riesce a catturare il lettore, ad imprigionarlo tra le pagine del libro con la sua scrittura scorrevole ed originale, facile e al contempo accurata.

Perché leggere Terre selvagge: perché già il solo nome dell’autore potrebbe essere garanzia di qualità del romanzo, se non fosse che il libro supera ampiamente le aspettative. È una perla, preziosa e splendente, in una attuale narrativa italiana sempre più caciarona, voieristica e sciatta. Un racconto che si snoda perfetto e lineare, anche quando intreccia gli scritti di Plutarco con i sogni di una ragazza Cimbra, la descrizione minuziosa ed innamorata di paesaggi del Piemonte con la ferocia di vincitori e vinti di una guerra dimenticata.

Le miniere dell’imperatore, di Lindsey Davis

Genere: romanzo storico (giallo)

Le miniere dell’imperatore, è, come cita la copertina, il primo caso per Marco Didio Falco, l’investigatore dell’antica Roma. Uscito in versione originale nel 1989, e arrivato in Italia nel 2002, inaugura una serie di romanzi, in totale venti, scrittiLe miniere dell'imperatore da Lindsey Davis e ambientati nella Roma di Vespasiano. Il consiglio è di leggerli tutti, in quanto tutti degni di recensioni positive.

È la torrida estate del 70 d.C. e Roma, per usare le parole dell’autrice, “sfrigola come una frittella nell’olio bollente”. Marco Didio Falco, squattrinato investigatore dal tagliente umorismo, si trova, per puro caso, a salvare una graziosa e ricca fanciulla da due bruti che intendono rapirla. Il suo altruismo, e la ricompensa offertagli da un senatore, lo porteranno ad indagare su un traffico illegale d’argento, nonché a conoscere la tanto affascinante quanto caparbia Elena Giustina, sua controparte in questa avventura in Britannia (e in molte altre).

Il punto di forza del libro: è la dissacrante ironia con cui Lindsey Davis fa raccontare a Falco le proprie (dis)avventure. Senatori, sacerdoti, familiari, persino l’imperatore e gli dei non sfuggono al suo sarcasmo, che rende tutto il libro estremamente divertente.

Perché leggere Le miniere dell’imperatore: perché è un libro godibile, vivace, con una storia ben strutturata, dei personaggi magnificamente definiti, una scrittura moderna, frizzante e fluida. Falco, la sua strampalata famiglia, Elena Giustina, Petronio, e poi i personaggi secondari, da Smaractus a Pertinace, fino a Vespasiano, Tito e Domiziano, tutti sono caratterizzati in modo dettagliato, ma naturale, senza forzature o generalizzazioni. Anche il linguaggio di Falco a volte è un po’ sanguigno, ma, ovviamente, in linea con il tempo storico e il personaggio. Un libro non da leggere, ma da divorare, caldamente consigliato, così come il seguito,  Misteri imperiali.

La sfida della mummia, di Elizabeth Peters

Genere: romanzo storico (giallo)

 La sfida della mummia è un romanzo pubblicato negli Stati Uniti nel 1975, ma approdato in Italia ben più tardi, prima con Mondadori, in brossura nel 2001, e poi, in versione rilegata, nel 2004, con Editrice Nord. Ad entrambe queste due caseLa sfida della mummia editrici va il grande merito di aver fatto conoscere ai lettori italiani una spassosa, caparbia, intelligente e coraggiosa archeologa, Amelia Peabody, nella prima delle sue diciannove avventure (per le quali le recensioni sono tutte positive). Forte di una conoscenza diretta dell’archeologia, grazie ad una laurea in Egittologia, l’autrice, Elizabeth Peters (pseudonimo di Barbara Mertz) ci presenta Amelia mentre, per le strade di Roma, incontra Evelyn, inglese come lei, ingannata e abbandonata dal più classico degli sciupafemmine. Mentre il racconto spiega come mai Amelia, trentenne danarosa e indipendente, possa aggirarsi da sola per l’Europa nel 1884, senza il necessario bagaglio di un marito, le due nuove amiche partono, per l’Egitto dove incontreranno due fratelli archeologi, una mummia inquieta e un misterioso giallo da risolvere.

Il punto di forza del libro: è la caratterizzazione che Elizabeth Peters dà ad Amelia. Utilizzando la narrazione in prima persona, l’autrice tratteggia un personaggio magnificamente concreto, con i suoi difetti (Amelia è molto testarda, spesso pungente, a volte un po’ pedante) e le sue condivisibili qualità (la voglia di autonomia, l’intraprendenza, l’intelligenza). Amelia si muove e pensa come una donna ricca del 1884 e la sua indipendenza, che potrebbe sembrare anacronistica per il momento storico, è pienamente giustificata dalla sua condizione economica. Amelia è quindi molto realistica, ma, in  più, è anche simpatica, scaltra, decisa, una vera protagonista da amare.

Perché leggere La sfida della mummia: perché è inevitabile affezionarsi ad Amelia e ai personaggi che le girano intorno. E appassionarsi agli scavi in Egitto, che fanno da scenografia a queste e alle prossime avventure. E farsi catturare dal mistero della mummia che proprio quegli scavi vuole impedire. E, una volta finito il libro, consolarsi con il seguito, subito pronto da leggere: Il faraone assassino.

Pompei, di Robert Harris

Genere: romanzo storico

“Pompei”, opera del 2003 di Robert Harris, è molto più di un romanzo storico. Ambientato nei due giorni che precedettero l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., intreccia la Pompei reale, con le sue case, strade e terme così come si possono ancoraPompei vedere negli scavi di Civita, con le avventure di Marco Attilio Primo, personaggio inventato da Harris ma che trova il suo fondamento storico nella figura dell’aquarius, ossia il responsabile dell’acquedotto. Attilio, nominato aquarius dell’Aqua Augusta dopo la misteriosa scomparsa del suo predecessore, si muove, senza saperlo, all’interno di un terribile ed angosciante conto alla rovescia che, iniziato il 22 agosto, si concluderà con la più famosa eruzione del Vesuvio, quella che regalerà, tramite gli scritti di Plinio il Giovane prima, ma soprattutto attraverso gli scavi poi, la più tangibile e drammatica istantanea della vita ai tempi dell’Impero Romano.

Il punto di forza del libro: è l’incalzante countdown con cui l’autore scandisce le ultime ore della Pompei latina. L’espediente narrativo, unito alla fluida e sapiente scrittura di Harris, mantiene il ritmo sempre vivace, la tensione sempre viva, la voglia di leggere “ancora una pagina” sempre intensa.

Perché leggere Pompei: perché Harris riesce a rendere nuova, emozionante e sorprendente una vicenda di cui si conoscono anche i dettagli. Ci si ritrova a correre per le vie di una Pompei che, già avvertita della sua imminente fine dal terremoto del 62 d.C., non vuole arrendersi e continua ad innalzare templi e terme. Si arranca su e giù per il Vesuvio accanto ad Attilio, quasi per spronarlo ed avvertirlo di fare presto, di non perdere tempo, di dar credito ai suoi lugubri presentimenti e mettere in salvo se stesso e quante più persone possibile. Nel puro stile di Harris, il grandioso romanzo storico (così tenacemente fedele alla realtà da essere, in alcuni punti, un po’ crudo) diventa un intrigante thriller, mescolando la ben nota fine di una città con l’apprensione per la salvezza dei suoi abitanti.

I delitti della medusa, di Giulio Leoni

Genere: romanzo storico (giallo)

“I delitti della medusa”, libro del 2000 di Giulio Leoni, è il seguito cronologico, per quanto pubblicato prima e benchè la vicenda principale del romanzo sia totalmente diversa, de “I delitti del mosaico”. Ritroviamo infatti Dante Alighieri –I delitti della medusa proprio lui, il padre della letteratura italiana – alle prese con un nuovo omicidio da risolvere. Se ne “I delitti del mosaico” Dante era stato da poco eletto priore di Firenze, qui ha ormai preso le misure del suo incarico e si muove con sicurezza tra le vie di una Firenze medievale, alla testa dei suoi bargellini. Vuole infatti scoprire l’assassino di Vana del Moggio, seducente e talentuosa cantante, ritrovata appesa ad un macchinario nel nuovo Palazzo dei Priori in costruzione, e, per di più, decapitata. Alla morte si aggiunge l’oltraggio della sepoltura, in quanto la testa, mancante, di Vana viene rimpiazzata da una famosa quanto macabra effige di Medusa, scomparsa qualche anno addietro ed ora inspiegabilmente ricomparsa.

Il punto di forza del libro: è Dante, o meglio il modo straordinario con cui Giulio Leoni fa muovere e parlare Dante nel libro. Chi ha letto la Divina Commedia non potrà non concordare con l’autore, sul carattere che questi ha voluto attribuire al suo personaggio. Come nelle terzine lo spirito sanguigno del Sommo Poeta castigava nobili e Papi, così ne “I delitti della medusa” Dante rivive con la stessa sfrontatezza, lo stesso impeto, la stessa vibrante intelligenza.

Perché leggere I delitti della medusa: perché la Firenze del ‘300 sembra saltar fuori dalle pagine del libro, tanta è la nitidezza con cui è descritta. Nitidezza che, a volte, obbliga l’autore a raccontare episodi di una certa brutalità, ma funzionali alla storia e all’ambientazione. E perché, per chi ha amato la Divina Commedia, è un gioco appassionante scovarne le citazioni, nelle frasi e nei personaggi (primo fra tutti Papa Bonifacio VIII).

La ribelle, di Valeria Montaldi

Genere: romanzo storico

“La ribelle” è un romanzo del 2011 di Valeria Montaldi, una scrittrice che è una certezza per gli amanti del romanzo storico. La storia è ambientata nel 1254 ed inizia a Parigi, dove conosciamo Caterina da Colleaperto, un medico e una donna, un La ribelleconnubio che, per l’epoca, è ancora visto con sospetto. Usata come capro espiatorio per coprire quello che, nel Duecento, è un reato, Caterina, italiana, ritorna in Patria, a Milano, tentando di ricostruire la propria vita. Alla storia di Caterina si intreccia quella di un sarto milanese, uno dei primi artefici di quella che diventerà l’alta sartoria italiana.

Il punto di forza del libro: è la figura di Caterina, un personaggio splendidamente tratteggiato, forte, realistico, quasi troppo moderno per l’epoca. Ma, come ha modo di scrivere l’autrice nelle note, nel Medioevo esistevano delle donne medico e il fatto che se ne abbia testimonianza attesta non solo il loro valore, ma anche la loro libertà di operare. Inoltre, non tralasciamo il fatto che una rivoluzione, per sua stessa natura, parte solo da chi ha uno spirito “moderno”, e l’aprire la professione medica alle donne, alle quali era concesso al massimo di fare le levatrici, è stata una vera rivoluzione. Quindi Caterina è comprensibilmente moderna, ma autenticamente medievale.

Perché leggere La ribelle: innanzitutto perché è un romanzo di Valeria Montaldi, una delle scrittrici più valide della letteratura contemporanea italiana. E poi perché è un romanzo che, accanto al consueto magistrale realismo dei romanzi di Valeria Montaldi, trasmette un concreto ottimismo. Per mia personale preferenza, avrei tralasciato qualche scena un po’ forte, e, per questo, non lo considero adatto ad un pubblico molto giovane, ma per un lettore adulto è di certo una lettura da consigliare.