I giorni della Bastia, di Luciano Cazzola – pag. 149

I giorni della Bastia è un libro che sorprende e, allo stesso tempo, infastidisce. Sorprende perché è scritto in modo eccellente, con uno stile che, senza offendere qualche purista della letteratura italiana, ricorda addirittura il Manzoni. E infastidisce perché, leggendolo, non ci si può non chiedere come mai questo testo non abbia avuto tutto il successo che merita. Difficile infatti che il libro, stampato dalle Grafiche Leoni nel 2018, sia conosciuto fuori dal territorio vicentino che ha dato i natali al suo autore, Luciano Cazzola, sebbene la storia raccontata, pur minore rispetto a più famose vicende medievali, abbia il giusto fascino per uscire dai confini provinciali. Siamo nel 1386 e il torrente Astico ha nuovamente rotto gli argini, allagando l’Alto Vicentino e seminando miseria tra i contadini. Vito, che ha undici anni e abita con la madre alle pendici della collina di Montecchio Precalcino, esce a pascolare le capre quando incontra nel bosco Jacopo, un crociato che, dopo vent’anni trascorsi in Terra Santa, tenta di tornare a casa. Intanto le signorie di Padova e di Verona tramano per contendersi il territorio, e proprio la scaligera Bastia, che svetta sulla collina di Montecchio, è elemento strategico di avvistamento e di difesa.

Il punto di forza del libro. Grande merito del Cazzola è aver svolto un attento lavoro di ricerca, per supportare storicamente le vicende narrate, anche se non è questo, per quanto meritevole, il punto di forza del libro. L’elemento di maggior valore de I giorni della Bastia è invece lo stile dell’autore, con una scrittura ricercata ma non pedante, ricca ma non leziosa, perfetta per ricreare atmosfere d’altri tempi. Il risultato è un ottimo romanzo storico, che riesce realmente a riportare in vita crociati e spie, preti ed eretici, nobili e popolani e il cui unico difetto è quello di essere troppo breve.

Perché leggere I giorni della Bastia: perché tratta di vicende minori nella Storia italiana, ma non per questo meno interessanti; perché il modo di scrivere di Cazzola ricrea atmosfere di manzoniana memoria; perché la narrazione è piacevole, lo stile pulito, il finale originale. E perché questo è un piccolo libro di pregio, sicuramente da consigliare, e non solo a chi abita in Veneto.

GENERE: ROMANZO STORICO

L’acqua del diavolo, di Cristina Lanaro

“L’acqua del diavolo”, uscito nel 2015 per la Attilio Fraccaro Editore, è un libro diL'acqua del diavolo, di Cristina Lanaro Cristina Lanaro, il secondo con protagonista il maresciallo dei Carabinieri Francesco Altasi. La storia, pur romanzata, prende spunto dalla realtà, così come reali sono i luoghi, anche se con qualche nome cambiato. Altasi è appena arrivato al Comando di Thiene, nell’Alto Vicentino, quando viene scoperto il cadavere di una maestra elementare in pensione. Il luogo del ritrovamento è una discarica, accanto a cui sorge un campo nomadi. Camion carichi di rifiuti non trattati, pozzi inquinati, un’integrazione difficile tra rom e locali, silenzi e bugie fanno da sfondo all’indagine di Altasi.

Il punto di forza del libro: è la caratterizzazione dei personaggi, che è vivida e ben costruita. Accanto ad Altasi troviamo il vice brigadiere Orpelli, scostante e poco amato dai colleghi, quanto prezioso amico per il maresciallo. E la giovane e coraggiosa maestra Sara, l’impeccabile quanto irritante agente Freso, l’intelligente cane Fernando. In parallelo, scorrono le storie di Tony, affascinante giornalista che indaga sulla discarica, della piccola rom Riana, di un’altra giovane nomade, Ael, che ha rinnegato il suo passato senza però riuscire a dimenticarlo.

Perché leggere L’acqua del diavolo: perché, pur trattandosi di un romanzo, e quindi di un’opera di fantasia, parla dell’inquinamento di terreni e falde acquifere, un problema reale e urgente, in ogni angolo del mondo. E perché nel libro la Lanaro affronta, con delicatezza, il tema dell’integrazione fra culture diverse, evitando sia i preconcetti che il buonismo. E infine perché “L’acqua del diavolo” è un romanzo onesto, scorrevole, adatto a tutti.

Genere: romanzo giallo

Assassinio all’Ikea, di Giovanna Zucca

“Assassinio all’Ikea”, pubblicato nel 2015 da Fazi Editore, è un divertentissimo giallo diCopertina libro Assassinio all'Ikea di Giovanna Zucca Giovanna Zucca. O almeno la copertina suggerisce che sia un giallo, data l’immagine di un grosso coltello in puro stile Ikea, con tanto di prezzo stampato a fianco. In realtà, più che di misteri e omicidi, in questo libro si parla di vita. Di quella di Erminia, la narratrice, e della sua amica Anna Laura, di quella del commissario Loperfido (un nome, un programma) e della giovane ispettrice Esposito. E si racconta anche di mariti noiosi e amanti ancora più noiosi, di mamme piene di segreti e di figli dalle improvvise e insospettate capacità, di veraci amiche del Sud d’Italia e di complicate famiglie del Nord. Naturalmente il morto c’è, e per quanto riguarda l’assassino… qui di più non si può dire.

Il punto di forza del libro: è l’originalità della scrittura della Zucca. Finalmente una narrazione frizzante e moderna, a volte un po’ esplicita, ma comunque sempre perfettamente coerente con il racconto e la storia. Dialoghi brillanti, misti di veneto e di napoletano, ma con un uso dell’italiano acuto e vivace.

Perché leggere Assassinio all’Ikea: perché è un libro divertente, diverso dal solito, caustico. Perché sono quasi trecento pagine, ma si leggono in un attimo. Perché la storia sembra banale, eppure è raccontata in modo particolare e stravagante. Perché la Zucca ha scritto un ottimo libro in un ottimo stile, e di questi tempi non è una cosa così comune.

Genere: romanzo umoristico (giallo?)