Si fa presto a dire Adriatico, di Fulvio Ervas

“Si fa presto a dire Adriatico”, pubblicato dall’editore Marcos y Marcos, è uscito nel 2013 in versione brossura. Si tratta della sesta avventura dell’ispettore Stucky, poliziotto metàCopertina libro Si fa presto a dire Adriatico, di Fulvio Ervas veneto e metà persiano, nato dalla penna di Fulvio Ervas. L’estate trevigiana avanza pigramente, mentre Stucky cerca di trovare qualcuno con cui trascorrere un paio di settimane al mare. La fidanzata Elena non può partire, lo zio Cyrus non vuole, e Stucky salta in sella alla sua Morini con il cane Argo come compagnia e la costa croata come destinazione. Mette le tende in un campeggio naturista, ma la sensazione di essere solo uno dei tanti corpi al sole dura poco. Un omicidio scombussola i campeggiatori e il senso del dovere dell’ispettore, perché “un poliziotto non va mai in vacanza”.

Il punto di forza del libro: è lo stile di Ervas, che riesce a intrecciare storie e personaggi  con sorprendente fluidità. L’indagine di Stucky e l’avventura dei pescatori di Chioggia, gli scogli dell’altra parte dell’Adriatico e la saporita cucina balcanica: il racconto si snoda come le strade tortuose che scendono e risalgono la costa croata, tenendo il lettore sempre attaccato alle pagine, desideroso di vedere cosa c’è dietro la prossima curva.

Perché leggere Si fa presto a dire Adriatico: perché l’autore riesce a descrivere un personaggio con un dettaglio, a spiegare una situazione con un dialogo, a raccontare la Storia con un ricordo. E perché Ervas è uno scrittore intelligente, brillante e originale, indipendentemente dal successo annunciato di “Se ti abbraccio non aver paura”.

Genere: romanzo giallo

L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome, di Alice Basso

“L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome” è una novità della primavera 2015.Copertina libro L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome, di Alice Basso Pubblicato da Garzanti, è il primo romanzo di Alice Basso, già redattrice per diverse case editrici. Presentata come una storia di fantasia (anche se l’esperienza dell’autrice è evidente in molti passaggi), vede protagonista Silvana (detta Vani) Sarca, trentenne ghostwriter per le Edizioni L’Erica. Per il suo lavoro conosce prima Riccardo Randi, giovane romanziere in crisi dopo il successo del suo primo libro, e Bianca Dell’Arte Cantavilla, scrittrice che sostiene di parlare con gli angeli. Quando quest’ultima scompare, Vani viene prima sospettata del rapimento e poi informalmente reclutata dal Commissario di Polizia Berganza per aiutarlo nelle indagini. Nel frattempo il rapporto con Riccardo prende una piega molto personale, riportando alla memoria di Vani alcuni episodi della sua adolescenza.

Il punto di forza del libro: è la caratterizzazione dei personaggi, definiti in modo volutamente (e squisitamente) esagerato, quasi fossero protagonisti di un fumetto. La somiglianza di Vani con Lisbeth Salander o del Commissario Berganza con Philip Marlowe (o con Dick Tracy) è divertente e non banale, ed è soprattutto un omaggio alla letteratura. Del resto, che i personaggi siano un po’ dei supereroi moderni si capisce dai loro nomi, con la stessa lettera iniziale di nome e cognome, come Peter Parker, o Dylan Dog. Peccato solo che il Commissario Berganza si chiami Romeo.

Perché leggere L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome: non per il motivo per cui è stato pubblicizzato, ossia che “sveli i segreti del mondo dell’editoria” (quali segreti?), ma perché é un romanzo piacevole, ben costruito, con un’ottima base di conoscenze letterarie, ma anche con la fluidità giusta per piacere a chi vuole una lettura facile. E perché è un romanzo rosa senza essere sdolcinato e un romanzo giallo senza essere angosciante (e in alcuni brani pure umoristico).

Genere: romanzo d’amore

Qualcosa che somiglia al vero amore, di Cristina Petit

“Qualcosa che somiglia al vero amore” è il primo romanzo di Cristina Petit, pubblicato nel 2015 dalla casa editrice Tre60. La protagonista, Clémentine, ha appena ereditato da una lontana eCopertina libro Qualcosa che somiglia al vero amore, Cristina Petit sconosciuta parente un appartamento in centro a Parigi. Un appartamento perfetto, non solo per viverci, ma anche per farne lo spazio per sviluppare la sua idea. Tirocinante psicologa, Clementine vuole provare a usare i libri e la lettura per curare i bambini, attraverso la libroterapia. Ma la storia di Clémentine si intreccia con quella di Albert, che la nota un giorno per strada, aggrappata ad un ombrello durante un nubifragio, lei a piedi e lui in auto, fermo a un semaforo. La rivede in metropolitana e se ne innamora, pur non riuscendo a trovare il modo di avvicinarla. Decide quindi di farne il personaggio di un libro, un libro d’amore che riscuote un grande successo. Spinto dal suo editore, Albert prova a rintracciare Clémentine, anche se non ne conosce nemmeno il nome.

Il punto di forza del libro: è il candore che caratterizza i personaggi, estremamente positivi e felici. Un candore che potrebbe rischiare di essere lezioso, se la scrittura della Petit non ne dimostrasse la sincerità e l’effetto quasi terapeutico. Qualche dubbio possono suscitare all’inizio il titolo e la copertina, così simili a quei romanzi d’amore fatti in serie, di così poco spessore e ancora meno coraggio. Ma bastano alcune pagine per avvertire il benefico influsso di questo libro, un libro dove la violenza resta fuori dalla porta e il dolore viene affrontato con pacifica determinazione.

Perché leggere Qualcosa che somiglia al vero amore: perché leggere questo romanzo è come fare un bel tuffo nella bontà, in quel sentimento sdolcinato e appiccicoso, ma anche irrinunciabile e miracoloso. E perché trovare una scrittrice italiana che sappia parlare di amore e di vita in modo così suggestivo è sempre una bella scoperta.

Genere: romanzo d’amore

Qualcosa di vero, di Barbara Fiorio

“Qualcosa di vero” (Feltrinelli, 2015) è l’ultimo libro di Barbara Fiorio, già autrice del saggio “C’era una svolta”, rilettura in chiave ironica delle fiabe vere, ossia quelle nella loro versione originale (inCopertina libro Qualcosa di vero, Barbara Fiorio molti casi profondamente diversa da quella disneyana).  E sono proprio le fiabe vere quelle che Giulia, disincantata pubblicitaria, racconta alla sua vicina di casa di nove anni, Rebecca, trasferitasi da poco nello stesso palazzo. Rebecca e Giulia si conoscono una sera, sul pianerottolo, dopo che la bambina si è chiusa per sbaglio fuori di casa. La mamma di Rebecca è al lavoro e per Giulia non c’è alternativa che accogliere la ragazzina nel suo appartamento. Tanto Rebecca è quasi troppo assennata e matura per i suoi nove anni, quanto Giulia è imprevedibile e spiazzante per essere un’adulta: una combinazione perfetta per un’amicizia. Ogni sera in cui la bambina è a casa da sola, Giulia le racconta una fiaba, ma non una fiaba “per bambini”, bensì una “fiaba vera”, dove le principesse non sono poi così ingenue, né tantomeno intelligenti, e i baci non servono né a svegliare belle addormentate, né a trasformare ranocchi in principi. E se di notte rivivono le “fiabe vere”, di giorno scorre la vita vera, che per Rebecca significa una scuola e dei compagni nuovi, mentre per Giulia, divisa tra Fabio, galante corteggiatore e Lorenzo, fidato amico di vecchia data, vuol dire capire chi è veramente il suo principe azzurro, per non rischiare di accontentarsi di uno stalliere qualunque.

Il punto di forza del libro: è lo stile della Fiorio: originale, emozionante, vivace, fresco, spiritoso, in una parola splendido. Brevi descrizioni, dialoghi veloci e brillanti, e i personaggi sembrano materializzarsi fuori dal libro, coinvolgendo intensamente il lettore. Ci si affeziona in un attimo a Rebecca, ci si identifica in Giulia, si tifa per Lorenzo (ma anche un po’ per Fabio), si viene insomma intrappolati in questo libro come per una magia, la magia dei bravi scrittori.

Perché leggere Qualcosa di vero: perché il senso pratico di Giulia, quando narra a Rebecca la fiaba di Raperonzolo (“ceduta per un mazzo di erbette, con un nome da deficiente e allevata da un’incantatrice senza il senso della misura”) è esilarante. E perché il romanzo stesso è una favola, una favola in cui gli orchi esistono, ma esistono anche le fate madrine, senza bacchetta e formule magiche e, proprio per questo, più reali e coraggiose.

Genere: romanzo umoristico

Obsidian, di Jennifer L. Armentrout

Genere: fantasy – young adult

“Obsidian”, romanzo di Jennifer L. Armentrout, pubblicato in Italia nel 2013, rispetta tutti i consueti canoni della narrativa young adult. La protagonista è Kathy, diciassettenne, che ritrovatasi in una nuova città – o meglio in uno sperdutoObsidian paesino del West Virginia – dopo il trasferimento della madre, stringe amicizia con due ragazzi, fratello e sorella, che abitano accanto a lei. Ma tanto la ragazza, Dee, è affabile, quanto il fratello, Daemon, è scontroso e maleducato. Una maschera per nascondere il suo interesse per Kathy? Certamente, ma non solo. C’è un segreto più grande da difendere, che interessa molto al Dipartimento della Difesa. Perché Daemon non è altro che un alieno, e che non fosse totalmente umano lo si poteva già intuire dalla sua bellezza inimmaginabile.

Il punto di forza del libro: è la fluidità con cui lo si legge. La scrittura è scorrevole, senza macchinose costruzioni stilistiche o ricercatezze lessicali d’altri tempi. La storia non è il massimo dell’originalità, ma è raccontata in modo fresco, pulito, mai volgare, anche quando l’attrazione fra i due protagonisti si fa incalzante.

Perché leggere Obsidian: per trascorrere qualche ora piacevolmente, lasciandosi coinvolgere nella vita di una adolescente simpatica e normale, lontana da quegli stereotipi di ragazze disturbate o ninfomani che infestano ultimamente la letteratura italiana e straniera. Che poi, a questa adolescente “comune” capiti qualcosa di emozionante, sembra quasi la giusta ricompensa. “Obsidian” è un libro onesto, facile, vivace, per ragazze e donne a cui il romanticismo non basta mai (e quindi non perdetevi il secondo capitolo della saga Lux, “Onyx”).

Il trono di ghiaccio, di Sarah J. Maas

Genere: fantasy – young adult

“Il trono di ghiaccio”, edito, nella versione italiana, da Mondadori, è il primo libro di una nascente trilogia. È considerato un piccolo caso editoriale: inizialmente pubblicato dalla stessa autrice sul sito FictionPress.com, è stato poi notato, grazieIl trono di ghiaccio al largo seguito di lettori, dalla casa editrice Bloomsbury, che nel 2010 ne ha acquistato i diritti. Dopo una lunga revisione, il romanzo è arrivato in libreria, in Gran Bretagna e in America, nel 2012, anticipato da alcuni brevi prequel in formato e-book, scaricabili gratuitamente. La storia è quella di Celaena Sardothien, forte e bellissima diciottenne, di professione assassina, imprigionata nelle miniere di sale di Endovier. Per sapere perché Celaena sia rinchiusa lì, è necessaria la lettura dei prequel, in quanto il romanzo si snoda intorno al torneo che il re di Aldaran ha indetto per nominare il suo paladino e al quale Celaena è chiamata a partecipare dallo stesso principe ereditario. Di fronte alla possibilità di riconquistare nuovamente la libertà, pur dopo un periodo di servizio come sicario del re, Celaena non può rifiutare. Ma le sfide da affrontare non saranno solo con gli altri ventitrè contendenti al titolo, ma anche con forze più oscure o malvagie. E se gli altri avversari sono contro di lei, dalla parte di Celeana ci sono un affascinante principe e un tenebroso capitano della guardia reale.

Il punto di forza del libro: è l’eccellente equilibrio tra le varie scene del libro: i momenti d’azione o di violenza non diventano mai eccessivi né ostentati, il romanticismo c’è, ma non è mai stucchevole, il fantasy è il filo rosso del libro, ma le creature magiche e i luoghi incantati sono raccontati con pochi e sapienti particolari, senza esagerazione.

Perché leggere Il trono di ghiaccio: perché la scrittura è leggera ma appassionante, veloce ma non trasandata, e perché, tra mostri, frustate e intrighi di corte, c’è anche una storia d’amore che fa venir voglia di leggere subito il secondo libro della trilogia (che è La corona di mezzanotte).