La rosa del farmacista, di Candace Robb

“La rosa del farmacista” è il primo libro della serie di Owen Archer, personaggio inventato dalla scrittrice di gialliCopertina libro La rosa del farmacista, Candace Robb medievali Candace Robb. Uscito negli Stati Uniti nel 1993, e in Italia, per la Edizioni Piemme, nel 2000, è ambientato nell’Inghilterra di fine Trecento, e precisamente a York. L’arcivescovo della città, nonché Lord cancelliere, John Thoresby, incarica Owen Archer, ex capitano degli arcieri al servizio del duca di Lancaster, di investigare su due morti misteriose verificatesi nell’abbazia di York. L’unico legame tra le due vittime è Nicholas Wilton, il farmacista che le ha curate. Owen, che ha dovuto lasciare l’esercito dopo aver perso l’occhio sinistro in una scaramuccia, si finge apprendista apotecario per entrare nella farmacia Wilton e indagare. Ma nuove morti e, soprattutto, Lucie, la giovane e bella moglie di Nicholas, complicheranno l’indagine, e la vita, di Owen, fino a un emozionante finale.

Il punto di forza del libro: è la sapiente mescolanza tra storia medievale, thriller, scene d’azione e anche un po’ di romanticismo. La Robb crea un personaggio molto accattivante, realistico e concreto come avrebbe potuto essere un soldato medievale. Ma anche dotato di un fascino e di una modernità che, agli amanti dei manga giapponesi, ricordano un altro famoso Capitano con il viso sfregiato.

Perché leggere La rosa del farmacista: perché è il primo di una serie di romanzi medievali ed è sempre piacevole ritrovare, libro dopo libro, personaggi conosciuti e amati. E perché è un ottimo romanzo storico, con una trama avvincente e una splendida ambientazione.

Genere: romanzo storico (giallo)

La contessa segreta, di Eva Ibbotson

“La contessa segreta”, pubblicato in Italia nel 2009 da Salani, é la riedizione di un romanzo di Eva Ibbotson del 1981, dal titolo A Countess Below Stairs. La storia inizia intorno al 1900, a SanLa contessa segreta Pietroburgo, ma si sposta presto nella campagna inglese. La Prima Guerra Mondiale e la rivoluzione bolscevica costringono infatti la protagonista, la contessina ventenne Anna Grazinskij, a fuggire con la sua famiglia in Inghilterra. Qui Anna, improvvisamente povera, deve trovarsi un lavoro e si propone come cameriera a Mersham, tenuta dei conti Westerholme. Anna non sa nulla del nuovo lavoro, se non quello che ricava da un vecchio manuale (il fantomatico “Manuale della servitù domestica” di Selina Strickland). Ma la sua spontaneità, e la carenza di personale in vista del ritorno di Lord Rupert dopo la fine della guerra, convincono il maggiordomo Proom ad assumerla. L’inesperta nuova cameriera porterà non poco scompiglio nelle abitudini di Mersham, ma soprattutto nella vita del conte Rupert, promesso sposo della ricchissima quanto arida Muriel, ma sempre più attratto dallo sguardo limpido di Anna.

Il punto di forza del libro: è la scrittura elegante, quasi aristocratica, della Ibbotson, che riesce, quasi da sola, a ricostruire le atmosfere della nobiltà inglese e russa del ‘900. Una scrittura piacevole, accurata senza essere noiosa, poetica ma non stucchevole, la scrittura di una grande narratrice.

Perché leggere La contessa segreta: perché, se l’ironia di Eva Ibbotson é stata paragonata a quella di Roald Dahl, le ambientazioni ricordano molto Oscar Wilde, con una buona dose di solarità e ottimismo in più. E perché è un libro romantico, uno di quelli che strappano sorrisi e sospiri, un libro adatto a chi, per dirla come Audrey Hepburn in Sabrina, “guarda il mondo con degli occhiali colorati di rosa”, o almeno ci prova.

Genere: romanzo d’amore

Il cuore selvatico del ginepro, di Vanessa Roggeri

Genere: romanzo di formazione

“Il cuore selvatico del ginepro” è un romanzo di Vanessa Roggeri, pubblicato nel 2013 per Garzanti. A Baghintos, paese (immaginario) nel cuore rurale della Sardegna del 1880, è la notte del 31Copertina Il cuore selvatico del ginepro, Vanessa Roggeri ottobre, la notte delle animeddas, la “notte delle anime”. Assunta Zara sta per dare alla luce il suo settimo figlio, dopo sei femmine, e la superstizione locale già attribuisce a quel bambino poteri sovrannaturali. Ma quando a nascere è una bambina, con già tutti i denti e un accenno di coda alla fine della spina dorsale, la sentenza della levatrice è inappellabile: quella bambina è una coga, una strega. Compito del padre, Severino, è sbarazzarsene, perché non porti sciagura sulla casa, ma il ricordo della sesta figlia, morta pochi giorni dopo la nascita, ferma la sua mano già armata. La neonata viene lasciata in cortile, sotto un temporale, sperando che il freddo e la pioggia portino a termine ciò che Severino non è riuscito a fare. Ma Lucia, dieci anni, la più grande delle sorelle Zara, salva la bambina, riaccogliendola in casa e dandole il nome di Iannetta. La paura della maledizione impedirà a questo punto al resto della famiglia di uccidere Iannetta, ma non di tentare, in ogni modo, di dimenticarsi di lei, ignorandola, a volte insultandola, sopportando la sua presenza come quella di un animale molesto.

Il punto di forza del libro: è il talento narrativo della Roggeri, che avvolge il lettore come una musica, accompagnandolo in tempi e luoghi sconosciuti ai più. L’autrice non ha bisogno di lunghe descrizioni, e nemmeno di tradurre la parole in sardo che affiorano qua e là (per quanto in fondo al libro sia presente un glossario). È come se la storia si raccontasse da sola, attraverso le parole dei personaggi, lo sferzare della pioggia e la ferocia del sole, mentre il paesaggio scorre sullo sfondo, vivido osservatore e, anche lui, attore.

Perché leggere Il cuore selvatico del ginepro: perché è un libro che parla di magie antiche, anche se la vera magia è aver scoperto una nuova autrice italiana così capace. Perché è un libro che parla d’amore, tra sorelle e non solo, e lo fa in modo semplice e pulito, senza affettazione o inutili rielaborazioni. E perché è un libro che parla della Sardegna, dei suoi chiaroscuri, delle sue tradizioni, del suo fascino innegabile (e quindi il mio consiglio è di leggere anche il secondo libro di Vanessa Roggeri, “Fiore di fulmine”).

Il principe scalzo, di Laura Mancinelli

Genere: romanzo storico

“Il principe scalzo”, uscito nel 1999 per Einaudi, é un libro di Laura Mancinelli, scrittrice italiana famosa per i suoi romanzi storici (“I dodici abati di Challant”, “Gli occhi dell’imperatore”, “I treIl principe scalzo cavalieri del Graal”, solo per citarne alcuni). Il “principe scalzo” del titolo è Enrico IV, re di Germania e, in seguito, Imperatore del Sacro Romano Impero, scomunicato da papa Gregorio VII nel 1076. La scomunica pontificia dà il via ufficiale alla famosa “lotta per le investiture” e rischia di destituire di ogni potere Enrico. Per questo, nel gennaio del 1077, il re tedesco compie la penitenza richiesta dal papa per ottenere la revoca della scomunica: restare tre giorni e tre notti, vestito miseramente e a piedi nudi, sotto le mura della fortezza di Canossa. Ma la proprietaria del castello, la contessa Matilde, pur fedelissima al pontefice, offre segretamente riparo al re penitente.

Il punto di forza del libro: é la rielaborazione, in chiave romanzesca, di un fatto molto noto e di cui non si hanno notizie sicure. Si ritiene infatti che le fonti storiche siano di parte (papale) e che l’umiliazione di Enrico IV ne sia riportata ingigantita e inverosimile (sarebbe rimasto all’addiaccio tre giorni e tre notti, vestito solo di un saio, con il capo cosparso di cenere, in ginocchio, mentre nell’Appennino Toscano infuriava una bufera di neve). La Mancinelli riscrive il racconto, e la sua licenza poetica lo rende più realistico e avvincente. Il tutto senza rinunciare all’accuratezza storica, riuscendo a incastrare la sequenza (vera) degli eventi, con i sentimenti (sconosciuti ma, non per questo, necessariamente non veri) dei protagonisti.

Perché leggere Il principe scalzo: perché è un romanzo storico un po’ atipico, in cui le grandi battaglie restano sullo sfondo, gli intrighi non sono svelati, la passioni vengono taciute. La narrazione si sofferma maggiormente sulla figura del protagonista, di cui l’autrice immagina pensieri e carattere. L’Enrico IV della Mancinelli è un uomo profondo e riflessivo, a tratti dolente e ambiguo, un uomo che possiamo definire umano e moderno, ma solo se utilizziamo questi termini nella loro migliore accezione. “Il principe scalzo” è certamente un romanzo storico da leggere, così come tutti i libri di Laura Mancinelli.

Mors tua, di Danila Comastri Montanari

Genere: romanzo storico (giallo)

“Mors tua” è il primo libro di Danila Comastri Montanari in cui appare il personaggio di Publio Aurelio Stazio, anche se, per lo svolgersi della storia, non è il primo in ordine cronologico. UscitoCopertina Mors Tua, Danila Comastri Montanari inizialmente per Mondadori nel 1990, è stato riproposto successivamente da Hobby & Work, quando la saga, oggi arrivata al diciassettesimo episodio, aveva ottenuto un largo seguito di devoti lettori. Siamo nella Roma Imperiale di Claudio (42 d.C.), e Publio Aurelio Stazio è un giovane senatore che non disdegna gli agi e le belle donne. Ma l’incontro galante con l’affascinante Corinna rischia di metterlo nei guai: la fanciulla viene trovata morta e qualcuno potrebbe averlo visto entrare nella casa in cui è stata commesso l’omicidio. Sfoderando le sue doti investigative, e forte dei privilegi della sua carica, Aurelio indaga, aiutato dall’astuto, quanto impertinente, schiavo Castore.

Il punto di forza del libro: è dato dagli sfaccettati e molto umani personaggi di questo romanzo (e dei successivi della stessa serie). Aurelio è ricco e intelligente, ma cade (a volte anche volontariamente) nei trucchi messi in atto dallo schiavo Castore per estorcergli denaro. Dal canto suo, lo schiavo greco è uno scaltro imbroglione, che però riesce a conquistarsi non solo la fiducia del padrone, ma anche la simpatia dei lettori. Una caratterizzazione ricca e complessa, che aggiunge valore all’accurata ambientazione storica.

Perché leggere Mors tua: perché è facile affezionarsi ad Aurelio e anche a Castore, e appassionarsi alle loro vicende. In questo testo, come in altri della saga, le storie sono addirittura due: la prima, che dà il titolo al libro, e la seconda, più breve, in appendice: “Una filosofa per Publio Aurelio Stazio”. Per chi volesse seguire l’ordine cronologico delle vicende di Publio Aurelio Stazio, e non quello di pubblicazione dei romanzi, ecco l’elenco completo :

  1. Cave canem
  2. Morituri te salutant
  3. Parce sepulto
  4. Cui prodest?
  5. Spes, ultima dea
  6. In corpore sano
  7. Mors tua
  8. Scelera
  9. Gallia est
  10. Saturnalia
  11. Ars moriendi
  12. Olympia
  13. Tenebrae
  14. Nemesis
  15. Dura lex
  16. Tabula rasa
  17. Pallida mors

Si chiama Violante, di Rossana Copez

Genere: romanzo storico

“Si chiama Violante” è il primo romanzo di Rossana Copez, pubblicato nel 2004 da Edizioni Il Maestrale. Racconta diCopertina Si chiama Violante Violante Carroz, personaggio del Trecento sardo, antenata di una più famosa omonima, vissuta nel secolo seguente. É il 1383 quando Violante, dama alla corte di Barcellona, viene inviata da re Pietro IV di Aragona a reggere il feudo di Quirra, conquistato da suo nonno e lasciato senza eredi maschi dal padre. In una terra inasprita dal sole, dal vento e dalla prepotenza dei conquistatori, siano essi spagnoli, pisani o saraceni, Violante cercherà di conservare la sua sensibilità e delicatezza.

Il punto di forza del libro: è l’originale stile di scrittura della Copez, che pare arrivare direttamente dal passato, mantenendo però una fluidità moderna. Le notizie storiche su Violante sono scarne e l’autrice non vuole concedere molto spazio alla fantasia (se non forse con l’inserimento di qualche personaggio secondario). Il racconto è quindi breve e perde forse le caratteristiche di romanzo, per assumere quelle, altrettanto piacevoli, di una lunga poesia.

Perché leggere Si chiama Violante: perché chi conosce la zona della Sardegna che, da Cagliari, abbraccia Villasimius, sale lungo la Costa Rei e, lasciati a destra gli stagni di Colostrai, si addentra fino al Salto di Quirra, ritroverà gli stessi luoghi in questo libro. E, con le parole della Copez, arriverà quasi a sentirne i profumi, a vederne i colori, a riconoscere, negli abitanti di un tempo, l’anima dignitosa e onesta dei Sardi di oggi.

 

 

I tre giorni di Pompei, di Alberto Angela

Genere: saggio (storico)

“I tre giorni di Pompei”, libro di Alberto Angela uscito nel 2014 per Rizzoli, sta a metà tra un saggio e un romanzo storico. Il racconto dei fatidici “ultimi tre giorni di Pompei” si basa su precisi datiI tre giorni di Pompei storici e su famosi ritrovamenti archeologici, e ricostruisce puntualmente la vita di questa città (e della vicina Ercolano) così come si svolgeva nel 79 d.C.

Il punto di forza del libro: è la scelta di attenersi ai fatti accaduti e ai personaggi esistiti, nella giusta convinzione che possano rivelarsi per il lettore molto più appassionanti e interessanti della finzione letteraria. Di ogni abitante citato, Angela ripercorre la vita (e spesso la morte) così come gli scritti dell’epoca e i reperti ci raccontano. Se poi le certezze mancano, l’autore avanza caute e probabili ipotesi, proponendo parallelismi con episodi analoghi e motivando scientificamente ogni supposizione.

Perché leggere I tre giorni di Pompei: perché l’inconfondibile stile divulgativo di Alberto Angela fa di questo libro l’ulteriore riprova delle doti espositive dell’autore, unite, naturalmente, a competenze storiche, archeologiche e artistiche. La delicatezza, a volte la poesia, con cui Angela narra le ultime ore di vita di persone reali (non così diverse da noi come il tempo trascorso lascerebbe pensare) trasforma l’eccellente documentario in un testo di ottima letteratura.

E perché anche qui, come già detto per Quilici, è incoraggiante vedere come il successo di questo autore sia basato su capacità personali indiscutibili, che rendono questo libro (come già i precedenti) una lettura altamente consigliata.