Un cane di nome Nat, di Greg Kincaid

Genere: romanzo di formazione

“Un cane di nome Nat” è un libro di Greg Kincaid, uscito in Italia nel 2008 per la Sperling & Kupfer. Protagonista è George McGray, che vive con la moglie e il più piccolo dei cinque figli, Todd, inCopertina libro Un cane di nome Nat una fattoria nel Kansas. Todd ha vent’anni e una leggera disabilità, che non gli impedisce però di coltivare il suo grande amore per gli animali. Per questo, quando sente alla radio che il canile locale chiede di adottare un cane per le vacanze di Natale, decide di coinvolgere non solo la sua famiglia, ma tutto il paese.

Il punto di forza del libro: è la semplicità della storia, che è raccontata con grazia e pacatezza. Il libro, frutto di fantasia, nasce come un racconto, e pur revisionato per ricavarne un romanzo, ne conserva lo stile, rendendo la lettura molto veloce.

Perché leggere Un cane di nome Nat: perché dopo un libro sulla magia del Natale e uno sul potere taumaturgico degli animali, eccone uno che mescola i due elementi. E perché è un libro scorrevole, delicato, un romanzo leggero, che parla di buoni sentimenti.

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Cleo, di Helen Brown

Genere: autobiografia

“Cleo” è il primo libro di Helen Brown, uscito in Australia a fine 2009 e nella traduzione italiana, per Edizioni Piemme, già nel 2010. Nell’estate neozelandese a cavallo tra il 1982 e il 1983, Sam, ilCleo figlio maggiore dell’autrice, sta per compiere nove anni. Come regalo chiede di avere la gattina più piccola e spelacchiata della nuova cucciolata della vicina. Ha deciso di chiamarla Cleo. Ma, dopo circa un mese, Sam muore, investito da un’auto sotto gli occhi del fratello più piccolo, Rob. Quando la vicina si presenta per consegnare Cleo, ormai svezzata, alla sua nuova famiglia, la Brown vorrebbe rifiutarsi di prendere il gatto, ma il sorriso che vede sul volto di Rob la convince a tenerlo. L’affascinante prepotenza e l’empatia che contraddistinguono ogni gatto fanno lentamente breccia nel cuore ferito dell’autrice. Il dolore per la morte di Sam non passerà mai completamente, ma, anche grazie a Cleo, nella vita della Brown e della sua famiglia ci sarà di nuovo posto per la felicità.

Il punto di forza del libro: è il calore, umano e felino, che irradia da questo libro. Speranza, ottimismo e un po’ di magia sono gli ingredienti che spronano a continuare nella lettura anche quando gli occhi sono così annebbiati di lacrime da non distinguere più le parole sulle pagine.

Perché leggere Cleo: perché sarebbe un romanzo splendido, se non fosse una storia vera e, proprio per questo, ancora più incantevole e coinvolgente. La Brown tocca i nervi scoperti del dolore e lo fa con una delicatezza e una poesia rare. E anche qui, come nel caso del gatto Bob, sorge il dubbio che una parte del merito di questo bellissimo libro vada alla “magica” gatta Cleo, una gatta che l’autrice definisce “sciamana”.

Il tredicesimo dono, di Joanne Huist Smith

Genere: autobiografia

“Il tredicesimo dono” nasce da una storia vera, quella di Joanne Huist Smith e dei suoi figli, Benjamin, Nicholas e Megan. Pubblicato nel 2014, racconta di quanto accaduto all’autrice nei dodiciIl tredicesimo dono giorni che precedettero il Natale del 1999, il primo Natale senza l’amato marito Rick, morto due mesi prima. Il 13 dicembre la Smith si sveglia in ritardo e, mentre freneticamente corre fuori di casa per prendere l’auto, quasi non si accorge di una pianta di poinsettia (la tradizionale Stella di Natale) che qualcuno ha lasciato fuori dalla porta. L’autrice tenta di ignorarla, così annientata dalla perdita del marito da non avere nemmeno la forza di affrontare il Natale, con tutto il suo bagaglio di gioia e ricordi. Ma a questo dono se ne aggiungeranno altri undici, ciascuno corredato da un biglietto che riprende la canzone “The twelve days of Christmas”. Ad ogni regalo, portato da anonimi benefattori di cui l’autrice e i figli tenteranno di scoprire l’identità, la famiglia inizia lentamente a riprendersi, a farsi coraggio, a sorridere ancora.

Il punto di forza del libro: è il suo essere una storia vera, una storia dolorosa (e quindi che vi farà piangere) ma anche ottimista e commovente (e sorriderete e poi piangerete ancora di più).

Perché leggere Il tredicesimo dono: perché è un libro carico di speranza, scritto molto bene (la Smith è una giornalista), semplice e scorrevole. Un libro che possono leggere tutti, o meglio, che dovrebbero leggere tutti.

Vita di Pi, di Yann Martel

Genere: romanzo d’avventura

“Vita di Pi” è un romanzo di Yann Martel, uscito in Canada del 2001 e arrivato in Italia l’anno seguente. Diventato famoso per lo spettacolare film che ne è stato tratto, diretto da Ang Lee, si presentaVita di Pi come la biografia di un naufrago, raccontata attraverso le parole di questi e le spiegazioni dell’autore. Piscine Molitor Patel, ribattezzatosi solo “Pi” per sfuggire alle canzonature dei compagni di scuola, ha sedici anni ed è figlio del direttore dello zoo di Pondicherry, in India. Quando suo padre decide di vendere buona parte degli animali a degli zoo americani e di emigrare in Canada, si imbarca con tutta la famiglia su un mercantile giapponese, per attraversare l’Oceano Pacifico. Ma, al largo delle Filippine, la nave affonda e Pi è l’unico a salvarsi. Più precisamente è l’unico umano, perché sulla scialuppa con lui ci sono una zebra, un orango, una iena e Richard Parker, una tigre del Bengala. Rimasti a contendersi il posto più in alto della catena alimentare, Pi e Richard Parker instaureranno un rapporto misto di timore, amicizia e rispetto e affronteranno insieme le paure del mare e dell’anima.

Il punto di forza del libro: è il modo poetico e, allo stesso tempo, avvincente con cui Martel narra questa storia. L’autore, nella finzione del romanzo, ci dice subito di aver scritto il libro dopo aver parlato con Pi Patel. Il naufrago non è quindi annegato, né finito nelle fauci di Richard Parker e il finale è pertanto noto (per quanto nelle ultime pagine del libro si nasconda qualcosa di inaspettato). Eppure Martel crea un romanzo d’avventura degno di Stevenson, London o Salgari, con precise spiegazioni sulle tecniche impiegate da Pi per sopravvivere alla fame, alla sete e a Richard Parker.

A ciò, l’autore aggiunge la poesia, le riflessioni sulla vita e sulla religione. Curioso è il fatto che il libro sia uscito ufficialmente l’11 settembre 2001. Quasi a voler ricordare ai propri lettori che una convivenza tra religioni e popoli diversi è possibile, Martel presenta Pi contemporaneamente come induista, cristiano e musulmano, un uomo innamorato di un Dio che è forza, amore e fratellanza.

Perché leggere Vita di Pi: perché, come i grandi romanzi d’avventura del passato, aiuta a crescere. Infonde coraggio, ottimismo, speranza. E non importa se l’adolescenza è finita da un pezzo. Questo è un libro che va letto, ad ogni età.


Il mio amico Nanuk, di Brando Quilici

Genere: romanzo di formazione

Il mio amico Nanuk, pubblicato da Sperling & Kupfer, è un libro del 2014 di Brando Quilici. Uscito appena un mese prima dell’omonimo film, racconta dell’amicizia che lega il quattordicenne LukeIl mio amico Nanuk a Nanuk, un orsetto polare. Quando infatti mamma orsa si spinge fino in città e viene catturata dai rangers, il suo cucciolo, rimasto solo, si rifugia nel garage della casa di Luke. Il ragazzo, dopo aver visto partire l’elicottero che riporta l’orsa a Cape Resolute, decide di riportare Nanuk alla madre e, rubata una slitta all’amico Muktuk, esperta guida meticcia, parte per un viaggio lungo e pericoloso verso nord. Durante il viaggio, in cui i due incontreranno orsi e sterne, balene e balenieri, gli insegnamenti del padre di Luke, scomparso con il suo aereo durante un’operazione di recupero nell’Artico, si riveleranno preziosi. Ma Luke e Nanuk capiranno presto che la loro sopravvivenza dipende soprattutto dalla loro amicizia.

Il punto di forza del libro: è la rara capacità di Brando Quilici di rendere emozionante e poetico un racconto che presenta necessarie descrizioni tecniche e che, pur se incentrato sul legame tra Luke e Nanuk, concede ampio spazio ai paesaggi artici, proprio come un documentario.

Perché leggere Il mio amico Nanuk: perché è la realizzazione di un progetto che Quilici ha voluto fortemente, riuscendo, grazie a talento e caparbietà, a creare contemporaneamente un ottimo libro e un grande film. E perché, una volta di più nella sua carriera, Brando Quilici dimostra di essere non solo un eccellente documentarista, ma anche un eccezionale narratore, e ciò indipendentemente (se non forse per una incolpevole eredità genetica) dalla parentela con il leggendario Folco.


Avrò cura di te, di Massimo Gramellini e Chiara Gamberale

Genere: romanzo di formazione

“Avrò cura di te” è un libro del 2014, scritto a quattro mani da Massimo Gramellini e Chiara Gamberale. Nella finzione del romanzo epistolare, la Gamberale è Giò, insegnante trentaseienne, in crisiAvrò cura di te per la fine del proprio matrimonio. Una sera si ritrova a scrivere, senza nessuna pretesa di risposta, al proprio angelo custode, ma l’angelo (Filèmone, ossia Massimo Gramellini) le risponde veramente, iniziando un rapporto epistolare che insegnerà a Giò ad ascoltare gli altri ma, soprattutto, se stessa.

Il punto di forza del libro: è l’intreccio tra la scrittura leggera di Chiara Gamberale e quella elegante di Massimo Gramellini. La diversità negli stili dei due autori è perfettamente complementare e il libro risulta profondo e facile allo stesso tempo, frizzante e commovente.

Perché leggere Avrò cura di te: perchè, con parole semplici e un linguaggio nuovo, ripropone un concetto che non dovremmo mai dimenticare, un concetto che, per dirla con Antoine de Saint- Exupéry, “è molto semplice: non si vede bene che col cuore”.

A spasso con Bob, di James Bowen

Trailer in italiano del film tratto dal libro A spasso con Bob

A spasso con Bob, uscito in Italia per la Sperling & Kupfer nel 2012, è il racconto che James Bowen, un artista di strada con un passato da tossicodipendente, fa della sua vita dA spasso con Bobopo l’incontro con Bob, un gatto tigrato dal folto pelo rosso. La storia è vera, narrata in prima persona e suffragata da foto e video su Internet, ed inizia con Bowen che, avendo trovato il randagio, decide di curarne le ferite e sfamarlo, convinto che il gatto se ne andrà non appena starà meglio. Ma Bob non se ne va e, al contrario, decide di seguire James durante il lavoro che questi svolge per le strade di Londra, prima come musicista e poi come venditore della rivista Big Issue. Bob si farà presto benvolere da tutti, londinesi e turisti, fino a diventare il protagonista di questo libro e anche di un secondo, The world according to Bob.

Il punto di forza del libro: è Bob, un protagonista insolito ed originale, lontano da regole e stereotipi, anche da quelli sui gatti. Al punto da far dubitare che l’autore esageri, e che non sia tutto vero quello che racconta nel libro. Ma basta una capatina su Youtube per ritrovare il Bob che abbiamo conosciuto tra le pagine, docile e testardo, affettuoso ed indipendente, un gatto che, dopo aver salvato il suo padrone ed aver affascinato mezza Londra, ora si è guadagnato l’affetto di centinaia di migliaia di lettori.

Perché leggere A spasso con Bob: perché la storia è semplice eppure emozionante, scritta in modo diretto, fluente, intimo. Il racconto del passato travagliato di Bowen è privo di astio o recriminazioni. E il suo riscatto, grazie alla riabilitazione, al lavoro e, naturalmente, al gatto Bob, viene narrato con serena obiettività, senza nessun intento autocelebrativo. Il profondo legame che lega l’uomo e il gatto, un legame che Bowen ritiene legato al karma, riesce quindi ad emergere pienamente, incantando il lettore. Che il merito sia dell’intelligenza di James Bowen, della penna dell’editor Garry Jenkins o che ci sia di mezzo lo zampino karmico del gatto Bob, poco importa, perchè ciò che conta è che questo è un libro delizioso, sicuramente da leggere.

Genere: romanzo di formazione