All’inseguimento del gatto perduto, di Caroline Paul

“All’inseguimento del gatto perduto” è il racconto di una vicenda realmente accaduta aCopertina libro All'inseguimento del gatto perduto, di Caroline Paul Tibia (detto Tibby), uno dei gatti di Caroline Paul, l’autrice. Uscito in Italia nel 2013 per la Adriano Salani Editore, il libro alterna il resoconto della sparizione del gatto Tibby con originali e divertenti illustrazioni. Tibby è un tranquillo e timido micio tigrato, anche un po’ troppo timido per essere una tigre in miniatura (i genetisti hanno scoperto che gatti e tigri condividono circa il 96% del DNA). Ma un giorno Tibby, contrariamente alle sue abitudini, non rientra a casa. La Paul è convinta che sia stato rapito, o peggio, ma quando, dopo qualche tempo, lo vede ritornare, felice e pasciuto, non sa darsi pace. É possibile che il pauroso e insicuro Tibby si sia allontanato di sua spontanea volontà? La Paul si arma di rilevatore GPS, mappe e macchina fotografica, decisa a scoprire dove vada Tibby quando sparisce per qualche giorno.

Il punto di forza del libro: è la passione per i gatti. L’autrice confessa fin da subito di amarli alla follia, e infatti un po’ di follia c’è di sicuro nel suo tentativo di mappare il girovagare di Tibby. Ma è una pazzia innocua e anche un po’ buffa, spinta dall’amore verso il suo gatto e dal timore di perderlo.

Perché leggere All’inseguimento del gatto perduto: perché è un libro facile, leggero, adatto a lettori di tutte le età. E perché è un libro che parla di gatti, e gli appassionati di libri (e pure Youtube) adorano i gatti.

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La verità, vi spiego, sull’amore, di Enrica Tesio

La verità, vi spiego, sull’amore, citazione di “La verità, vi prego, sull’amore” del poetaCopertina libro La verità vi spiego sull'amore, Enrica Tesio inglese Wystan Hugh Auden, è il primo romanzo di Enrica Tesio, già conosciuta per il suo blog. Pubblicato da Mondadori nel 2015, ha come protagonista Dora, trentacinque anni, due figli piccoli, un ex compagno, una grande amica e un gatto di nome Zora. Dora, alter ego della Tesio, si destreggia tra i figli e il lavoro, ancora quasi incredula di ritrovarsi sola.

Il punto di forza del libro: è la rara combinazione di portentosa comicità e delicata poesia, che vi farà ridere di gusto, ma anche commuovere fino alle lacrime. La Tesio sa parlare di amore in modo strabiliante, senza sdolcinature o immagini preconfezionate. Del suo amore sconfinato per i figli, di quello lacerato per il suo compagno, dell’amicizia autentica. E contemporaneamente sa essere tagliente e sardonica, sinceramente irruenta, ironicamente sboccata.

Perché leggere La verità, vi spiego, sull’amore: perché è come mettere il cuore sul carrellino delle montagne russe. L’autrice vi porterà su e giù, dalle spassose disavventure di Dora, ai rimpianti di un futuro perduto, dai graffianti dialoghi con Sara e con il “tato” Simone, alle meravigliose “lettere sulla maternità””. E sempre vi divertirete, sempre continuerete a leggere, quasi rammaricandovi di vedere scorrere troppo velocemente le pagine tra le mani. E perché, oltre che un libro da leggere, questo è un libro che va riletto e pure consigliato, per rimettere a fuoco le priorità, per sollevarsi il morale, per riportare tutto nella giusta prospettiva.

Quindi, perché non dare uno sguardo anche al blog della Tesio, Tiasmo?

Genere: romanzo umoristico

Il nuovo calendario dell’Avvento, di Antonia Arslan

“Il nuovo calendario dell’Avvento”, nella nuova edizione del 2014 di PiemmeVoci, é unCopertina libro Il nuovo calendario dell'Avvento di Antonia Arslan libro di Antonia Arslan, scrittrice italiana di origine armena. Difficilmente catalogabile (un po’ autobiografia, un po’ raccolta di racconti), narra in 25 capitoli – tanti quanti i giorni di un calendario di avvento – altrettante storie, tutte collegate, direttamente o indirettamente, alla vita dell’autrice.

Il punto di forza del libro: é la sottile dolcezza, a volte venata di malinconia, che lega tra loro i venticinque racconti. Con uno stile impeccabile ma al contempo semplice, la Arslan srotola il filo dei ricordi e con questo trascina con grazia i lettori nel mondo della sua infanzia: le rimpatriate della grande famiglia armena, con “parenti in tante parti del mondo”; le lunghe estati sul mare veneziano, non ancora soffocato di locali notturni e cemento; le memorie di un popolo, quello armeno, che si intrecciano alle tradizioni della campagna veneta.

Perché leggere Il nuovo calendario dell’Avvento: perché è un libro piacevolmente insolito, commovente ma non triste, scorrevole ma non banale, che invita a “lasciarci cullare dal ritmo lieve della tenerezza”. E perché ogni racconto è luminoso e denso di particolari come una bella fotografia. Una fotografia che fa venir voglia di conoscere di più della storia del popolo armeno, con un altro libro (Antonia Arslan ha scritto anche “La masseria delle allodole”, finalista al Campiello, premio Stresa per la narrativa e diventato un film). Oppure con una valigia al seguito e aiutati da una buona guida di viaggio, quale quella di Nadia Pasqual, “Armenia e Nagorno Karabakh: monasteri e montagne sulla via della seta”, la prima guida italiana interamente dedicata all’Armenia.

Genere: autobiografia

Il potere del miao, di Marina Mander

“Il potere del miao”, pubblicato da Mondadori nel 2015, è un piccolo saggio di Marina Mander. Totalmente incentrato sul rapporto che lega l’autrice ai suoi gatti, mescola spezzoni di vita, riflessioniCopertina Il potere del miao, di Marina Mander filosofiche e sottile umorismo, seguendo un filo non cronologico ma felinamente logico.

Il punto di forza del libro: è il modo che ha la Mander di saltare, come solo un elegante felino può fare, da un argomento all’altro, da un gatto all’altro. Ogni tanto l’autrice fa un riferimento alla sua vita, cita un personaggio famoso, racconta un’esperienza vissuta, ma sempre con grazia, spesso solo con delicati accenni, che non aprono mai troppo la porta ai rimpianti o ai rancori.

Perché leggere Il potere del miao: perché sta a metà tra un saggio e un romanzo, e di entrambi prende le parti migliori. E perché è un libro d’amore, amore per i gatti certo, ma amore soprattutto per la vita.

Genere: saggio

Cleo, di Helen Brown

Genere: autobiografia

“Cleo” è il primo libro di Helen Brown, uscito in Australia a fine 2009 e nella traduzione italiana, per Edizioni Piemme, già nel 2010. Nell’estate neozelandese a cavallo tra il 1982 e il 1983, Sam, ilCleo figlio maggiore dell’autrice, sta per compiere nove anni. Come regalo chiede di avere la gattina più piccola e spelacchiata della nuova cucciolata della vicina. Ha deciso di chiamarla Cleo. Ma, dopo circa un mese, Sam muore, investito da un’auto sotto gli occhi del fratello più piccolo, Rob. Quando la vicina si presenta per consegnare Cleo, ormai svezzata, alla sua nuova famiglia, la Brown vorrebbe rifiutarsi di prendere il gatto, ma il sorriso che vede sul volto di Rob la convince a tenerlo. L’affascinante prepotenza e l’empatia che contraddistinguono ogni gatto fanno lentamente breccia nel cuore ferito dell’autrice. Il dolore per la morte di Sam non passerà mai completamente, ma, anche grazie a Cleo, nella vita della Brown e della sua famiglia ci sarà di nuovo posto per la felicità.

Il punto di forza del libro: è il calore, umano e felino, che irradia da questo libro. Speranza, ottimismo e un po’ di magia sono gli ingredienti che spronano a continuare nella lettura anche quando gli occhi sono così annebbiati di lacrime da non distinguere più le parole sulle pagine.

Perché leggere Cleo: perché sarebbe un romanzo splendido, se non fosse una storia vera e, proprio per questo, ancora più incantevole e coinvolgente. La Brown tocca i nervi scoperti del dolore e lo fa con una delicatezza e una poesia rare. E anche qui, come nel caso del gatto Bob, sorge il dubbio che una parte del merito di questo bellissimo libro vada alla “magica” gatta Cleo, una gatta che l’autrice definisce “sciamana”.

Il tredicesimo dono, di Joanne Huist Smith

Genere: autobiografia

“Il tredicesimo dono” nasce da una storia vera, quella di Joanne Huist Smith e dei suoi figli, Benjamin, Nicholas e Megan. Pubblicato nel 2014, racconta di quanto accaduto all’autrice nei dodiciIl tredicesimo dono giorni che precedettero il Natale del 1999, il primo Natale senza l’amato marito Rick, morto due mesi prima. Il 13 dicembre la Smith si sveglia in ritardo e, mentre freneticamente corre fuori di casa per prendere l’auto, quasi non si accorge di una pianta di poinsettia (la tradizionale Stella di Natale) che qualcuno ha lasciato fuori dalla porta. L’autrice tenta di ignorarla, così annientata dalla perdita del marito da non avere nemmeno la forza di affrontare il Natale, con tutto il suo bagaglio di gioia e ricordi. Ma a questo dono se ne aggiungeranno altri undici, ciascuno corredato da un biglietto che riprende la canzone “The twelve days of Christmas”. Ad ogni regalo, portato da anonimi benefattori di cui l’autrice e i figli tenteranno di scoprire l’identità, la famiglia inizia lentamente a riprendersi, a farsi coraggio, a sorridere ancora.

Il punto di forza del libro: è il suo essere una storia vera, una storia dolorosa (e quindi che vi farà piangere) ma anche ottimista e commovente (e sorriderete e poi piangerete ancora di più).

Perché leggere Il tredicesimo dono: perché è un libro carico di speranza, scritto molto bene (la Smith è una giornalista), semplice e scorrevole. Un libro che possono leggere tutti, o meglio, che dovrebbero leggere tutti.

Il silenzio delle conchiglie, di Helen Keller

Genere: autobiografia

“Il silenzio delle conchiglie” è uscito per la prima volta, in America, nel 1903, quando Helen Keller, protagonista ed autrice del libro, aveva solo 23 anni. È stato ristampato poi molte volte (la prima inIl silenzio delle conchiglie Italia nel 1907), e nel 2014 la Edizioni e/o lo ha riportato in libreria, grazie ad una nuova traduzione, ad opera di Maddalena Gentili. Nell’autobiografia, la Keller racconta i primi vent’anni della sua vita, dalla malattia che la rese sordo-cieca quando aveva solo 19 mesi, alle difficoltà per imparare nuovamente a comunicare, fino all’ammissione ad Harvard, primo passo di una brillante carriera che la vide scrittrice, insegnante e attivista politica.

Il punto di forza del libro: è la positività e l’ottimismo che traspare da ogni pagina, da ogni riga, da ogni parola. Chi ha conosciuto la Keller (e la sua insegnante Anne Sullivan) tramite la trasposizione cinematografica che ne fece Arthur Penn nel 1962 (Anna dei miracoli, doppio premio Oscar per le due protagoniste), ritroverà qui la bambina fattasi donna e l’insegnante diventata amica. E della Keller adulta apprezzerà la gioia che, nonostante la disabilità, l’autrice è riuscita a riversare in ogni sua attività, quasi che la sfida che impegnò ogni istante della sua vita non fosse così ardua come in realtà fu.

Perché leggere Il silenzio delle conchiglie: perché è un libro che dà speranza, e non solo a chi affronta, su se stesso o attraverso i propri affetti, la disabilità. È un libro che zittisce chi passa il tempo a lamentarsi senza agire, che mette in imbarazzo chi non è in grado di apprezzare la bellezza della quotidianità. E non importa se in alcuni punti il libro possa apparire lento (è una autobiografia, non un romanzo), e pazienza se lo stile della Keller è a tratti un po’ ampolloso (era una ragazza di poco più di vent’anni, agli inizi del ‘900), non ci interessa neppure che nel libro manchi l’azione, il pathos, il risentimento verso il destino avverso o la descrizione dei rapporti con la famiglia e con Anne Sullivan (la vita e il libro sono di Helen Keller e lei aveva tutto il diritto di vivere, pensare e scrivere ciò che voleva).

Questo è un piccolo libro, che racconta una piccola storia, la storia di una donna straordinaria.